Wonderful world
Per le persone normali la politica internazionale è fatta di casi complicati, di dilemmi morali, di soluzioni da trovare caso per caso, ricercando più spesso il male minore che il bene perfetto. Per i luogocomunisti è un futuro radioso a portata di mano, non fosse per le interferenze di qualche neo-con americano e per le pretese particolaristiche di chi si oppone al progresso: «È già catastrofe? Quanti segnali premonitori, quando a partire dall’antichità niente sembra poter impedire all’uomo di volare più in alto, di Rinascimento in Illuminismo, sempre più vicino al Sole! Tante divisioni, del Nord e del Sud, dell’Est e dell’Ovest. Tanti uomini di colori, culture e credenze diverse ferocemente aggrappati ai loro amuleti e ai loro totem, che si allontanano dall’uomo concreto, in marcia a grandi passi, in silenzio, lungo la linea di faglia, mentre costruisce a uno a uno i gradini dello spirito, aperto a tutti i venti». A scrivere queste parole non è stato l’ospite di un ospedale psichiatrico, ma Dominique de Villepin, il visionario primo ministro francese.
Gli ebrei in Tirolo,
gli europei in moschea
Con la fantasia al potere è possibile risolvere facilmente anche i conflitti più intricati, come quello fra israeliani e palestinesi: «Visto che credete che gli ebrei sono stati oppressi, perché i musulmani palestinesi dovrebbero pagarne il prezzo? Siete stati voi europei ad opprimerli, perciò date loro una regione d’Europa, così che possano instaurarvi il governo che vogliono. Noi siamo favorevoli. Voi, Germania ed Austria, fatevi avanti e concedete una o due delle vostre province al regime sionista, così che possano creare lì uno stato che avrà il sostegno dell’intera Europa, e il problema sarà risolto alla radice». Lo dice Mahmoud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica dell’Iran, uno di cui ci si può fidare. Non fossero d’accordo tedeschi ed austriaci, resta sempre la soluzione di scorta facile facile di cui parla Hamza Piccardo, segretario dell’Unione delle comunità islamiche in Italia: «Sogno uno Stato democratico di Palestina per ebrei, musulmani e cristiani, senza religione ufficiale, costruito sul voto».
alleanza di civiltà
(altro che scontro)
Dopo di ciò si potrà spiccare il volo, e costruire una relazione idilliaca fra paesi europei e paesi della sponda sud del Mediterraneo. Come recita il programma dell’Unione: «La creazione di un vero e proprio spazio comune euro-mediterraneo richiede una politica che miri a costruire una cornice di relazioni e regole del gioco comuni, riconoscendo la diversità dell’interlocutore e coinvolgendolo nella partecipazione al quadro diplomatico, alle relazioni commerciali, agli scambi culturali. Si tratta di una politica che si fonda su nuovi strumenti congiunti e luoghi di decisione e di azione comuni. È necessario muoversi contemporaneamente ed in maniera coerente sui tre assi operativi, quello culturale, quello economico e quello politico così da spianare la strada ad una vera alleanza di civiltà».
Oddio, sulla sponda sud c’è qualcuno che pensa che la relazione potrebbe fare a meno della “diversità”, come Muammar Gheddafi, guida suprema della Libia: «Se vogliamo riabilitare lo stato dell’umanità e vivere nel villaggio globale creato dalla globalizzazione, dobbiamo trovare la vera Bibbia, perché la Bibbia che esiste oggi è un falso. La Bibbia attuale non menziona Maometto, mentre la Bibbia del Signore menziona ripetutamente Maometto. Ci sono cinquanta milioni di musulmani in Europa. Ci sono molti segni che Allah concederà la vittoria all’islam in Europa: senza spade, senza fucili, senza conquiste. I cinquanta milioni di musulmani d’Europa la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni». Bello, neh?
Chi non salta unipolarista è
Comunque sia, la strada da imboccare è ampia e certa: «Scegliamo il multipolarismo (la costruzione, soprattutto attraverso le aggregazioni regionali, tra cui l’Europa, di soggetti capaci di influire sullo scenario internazionale attraverso la costruzione di elementi di sovranità sopranazionale condivisa e non competitiva)», recita sempre il programma del centrosinistra. Che è in buonissima compagnia: «Le incalzanti iniziative di Cina, Russia, India, Brasile, Sudafrica, Cuba, Venezuela, Vietnam sono pertanto considerate parte integrante dei processi che possono cambiare i rapporti di forza con l’imperialismo su scala mondiale. Tutto ciò contribuisce al contenimento del potenziale aggressivo della superpotenza Usa, al suo declino ed al passaggio ad un mondo multipolare», come spiega il sito internet della Lega Antimperialista.
l’onu che sogniamo
Basterà passare per la riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu, una bazzecola. Sempre il programma dell’Unione: «Non appena l’Italia, nel 2007, tornerà a sedere come membro a rotazione nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, saremo impegnati a integrare la delegazione italiana con il rappresentante del Consiglio europeo e con il rappresentante della Politica estera e di sicurezza comune, in tal modo anticipando e prefigurando l’istituzione di un seggio comune europeo che sarà tecnicamente possibile dopo la riforma del Consiglio di sicurezza. In questo quadro si pone anche l’impegno dell’Unione per limitare e attenuare il potere di veto, nella prospettiva della sua eliminazione».
Ehi, ma cosa c’è scritto su quel settimanale egiziano sotto la firma Nihal Fahmy? «Ci sono tre risoluzioni sul tavolo: quella del G4 (Brasile, Germania, India e Giappone), quella dell’Unione Africana (Ua) e quella del gruppo Uniting for Consensus (Ufc), guidato da Pakistan e Italia. L’Ufc (detto anche “coffee club”) è una focosa campagna di un gruppo di circa 40 paesi contro l’ampliamento del numero dei membri permanenti e a favore di nuovi seggi non permanenti. La risoluzione del G4 vuole un consiglio di 25 membri, con sei nuovi seggi permanenti senza veto e quattro nuovi seggi non permanenti. La risoluzione dell’Ua vuole espandere il consiglio a 26 membri e differisce da quella del G4 perché dà ai sei nuovi membri permanenti potere di veto, e all’Africa un seggio extra non permanente. Dall’interno del Segretariato Onu provengono due modelli di riforma del Consiglio di Sicurezza. Il Modello A prevede sei nuovi seggi permanenti senza veto, e tre nuovi seggi biennali, portando il totale a 24. Il Modello B non prevede nessun nuovo seggio permanente, ma crea una nuova categoria di 8 seggi quadriennali rinnovabili e un nuovo seggio biennale non permanente e non rinnovabile». Ma chi è ‘sto Fahmy che scrive su Al Ahram, un parente della Sfinge?
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