Tu chiamale se vuoi post-emozioni

Di Luigi Amicone
18 Maggio 2006
Auguri aL NUOVO PRESIDENTE, all'antipolitica E all'italia dei baciapile

“L’emozione di essere stati comunisti”. Il bel titolo rossandiano speso dall’Unità per illustrare l’elezione al Quirinale di Giorgio Napolitano dice tutto. Dice la mancata elaborazione del lutto di un passato disastroso (e non è una novità). E dice, soprattutto (e questa è nuova), il buon viso che maschera la duplice sconfitta subita dal candidato dei Ds Massimo D’Alema. Sconfitto, prima in Senato, poi al Colle. Perché, va bene che “hanno dato il sangue” per Romano Prodi e riceveranno bei posti di governo sotto la guida cencelliana del fior fiore degli ex capi di Azione cattolica (e, scusate se lo ricordiamo, pure Toni Negri e Umberto Eco vengono dai vertici Ac). Però non è che possono raccontarcela con le “emozioni” e la “fine epocale del fattore K”. Non è che possono fingere di non sapere che il “metodo” usato per eleggere Napolitano (a cui anche noi, qui, pur senza particolari emozioni, facciamo tanti auguri) non c’entra niente con i romanticismi.
Figuriamoci. Se c’era tutta questa emozione nell’aria, perché Livia Turco ha minacciato di non partecipare al governo «se D’Alema non passa»? Si possono forse cancellare l’intervista di Piero Fassino al Foglio, il senso politico della candidatura D’Alema e, preso atto della vittoria dei “baciapile”, gli affondi di Giuliano Ferrara (il Foglio del 9 e 10 maggio)? Dopo di che, capiamo bene anche noi qual è il problema. Il problema è che non dev’essere proprio una grande “emozione” guardarsi intorno e vedersi proiettati nel futuro di un Partito Democratico deciso a tavolino da quelli che un tempo i comunisti chiamavano “padroni”. O tenersi come compagni di governo onorevoli come Francesco Caruso (quello che la mattina si incatena al cancello della Fiat, all’ora di pranzo prende un aperitivo con il presidente della Fiat, il pomeriggio scrive la sua rubrica per il giornale della Fiat). O i baciapile.

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