Cari lettori, Tempi cambia faccia
Questo giornale è stato costantemente circondato da due bande di simpatizzanti. Da simpatizzanti giovani, e da simpatizzanti che sono diventati giovani col passare degli anni. Il giorno che abbiamo presentato il primo numero di Tempi avevamo promesso che dieci anni se ne sarebbero andati in fretta. Promessa mantenuta. Eccoci qua. Con la nostra banda di giovani. Loro, i vari Repubblica-Espresso – dicevamo in anni in cui uno dei fondatori di Tempi se la spassava in galera – sono stati proprio bravi a urgere la radicale mutazione antropologica delle masse italiane e a consegnare il popolo al nuovo potere genericamente “de sinistra”. Oggi che controllano proprio tutto, dagli insegnanti ai bagnini, e perciò hanno esaurito tutta la spinta propulsiva Feltrinelli e l’antica etichetta dell’Io scalfariano, come possono sostenere senza provare un segreto senso di estenuazione la contemplazione della loro vasta produzione mitologica?
Insomma, niente che sia degno di nota. Sì, vabbè, c’è questo nichilismo disinvolto, ma non vedete che uno Zapatero qualsiasi già non va più di moda (vedi stroncatura del Financial Times)? Per farla breve: a partire dal prossimo agosto, Tempi cambia veste e formato. Ci saranno novità cospicue. Che vi racconteremo strada facendo. Conosciamo bene l’affetto con cui la stragrande maggioranza dei lettori ci ha seguito in questi anni. Ma il passaggio che ci aspetta esige uno sforzo straordinario.
Cari amici, ritirare Tempi in edicola acquistando il Giornale fa bene al nostro biglietto da visita. Ma dall’edicola Tempi non incassa un cent. E non un cent ci viene dallo Stato e, men che meno, da Silvio Berlusconi. Tempi vive solo ed esclusivamente dei vostri abbonamenti e della nostra raccolta pubblicitaria. Quindi, il modo migliore per sostenerci è quello di moltiplicare abbonamenti e pubblicità. Perciò, cari lettori, diamoci da fare.
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