Il prezzo di un’occasione mancata
Presidente Roberto Formigoni, come valuta la scelta del centrosinistra di blindare tutte le principali cariche istituzionali?
Diciamo che il fatto di rilievo è il rifiuto della sinistra di adottare il metodo del dialogo. A meno di non considerare dialogo la loro indicazione secca di un nome, che è stato poi quello di Napolitano. C’è stato un momento in cui il dialogo sembrava possibile, quando la Cdl ha avanzato una rosa di nomi a cui il sentrosinistra poteva rispondere avanzando a sua volta un’altra lista di nomi. Ma ha preferito non farlo e si capisce perché: nella spartizione delle posizioni nel centrosinistra la casella del Quirinale doveva toccare ai Ds, che non avevano avuto nulla dalla spartizione precedente. Avevano già dovuto incassare due no su D’Alema e quindi non avrebbero potuto accettare che nel dialogo centrodestra-centrosinistra venisse fuori un accordo su un nome non appartenente al loro partito. Questo è il motivo per cui avevano lasciato cadere nel gelo l’ipotesi della Cdl di riconfermare Ciampi (il quale fece passare 30 ore in attesa di una voce dall’Ulivo a favore della sua riconferma prima di definirsi non disponibile) e poi l’ipotesi di dialogo. Detto questo voglio dire che da parte nostra c’è probabilmente stato un errore nell’impostazione della strategia. Avremmo dovuto, a mio avviso, da subito sollevare il tema complessivo delle cariche istituzionali di questa legislatura e segnalarlo con grande determinazione a tutto il Paese oltre che al centrosinistra. E cioè avremmo dovuto dire: «Ci sono quattro cariche da assegnare, le volete tutte voi? Noi vi proponiamo un altro schema: una, il governo, è di Prodi, sulle altre tre si vada ad un accordo». È stato un errore strategico. A quel punto si poteva anche agire in maniera interessante sui nomi del centrosinistra, ad esempio promettendo appoggio a D’Alema alla Camera e a Marini al Quirinale e ottenere per la Cdl la presidenza del Senato. So per certo che c’era una disponibilità del centrosinistra, anche perché da tempo si sapeva che D’Alema puntava alla presidenza della Camera e Marini al Quirinale. Avremmo messo le persone giuste al posto giusto, avremmo la seconda carica dello Stato dentro un accordo di sistema e avremmo creato ulteriori problemi al governo che verrà perché Bertinotti non sarebbe andato a Montecitorio. Se loro avessero detto no allora si poteva gridare davanti al Paese all’occupazione del potere e al loro rifiuto pregiudiziale di qualunque dialogo.
Anche nella Cdl gli animi si stanno surriscaldando: l’Udc sembra in rotta con la coalizione.
Io sono molto più ottimista di quanto sento in giro, non ho rilievi da fare agli amici dell’Udc. Abbiamo votato compattamente, salvo la Lega che si è sfilata alla quarta votazione e non si sa perché e due deputati dell’Udc. L’Udc ha avanzato dei propri ragionamenti, ma lo ha fatto anche An, segnalando l’opportunità di convergere su Napolitano. Ma poi si sono comportati in maniera chiara e onesta al momento del voto in aula. E ci mancherebbe altro che nella Cdl non si potesse discutere e confrontare posizioni diverse!
La strada per il Ppe italiano, però, pare in salita, con la Lega Nord contraria.
Il problema è che cosa intende fare la Lega con la Cdl in generale. Per quanto riguarda il Ppe in Italia, infatti, il Carroccio non entrerebbe nel nuovo soggetto, ma non avrebbe obiezioni alla formazione dello stesso, anzi, sarebbe pronto a negoziare dall’esterno un’alleanza. Il problema quindi non è il Ppe, ma cosa vuole fare la Lega, proprio come posizione strategica, visto che fino ad oggi la posizione non è stata chiara. Prima dicevano che sarebbero rimasti nella coalizione se fosse passato il referendum sulla devolution, poi hanno vincolato la permanenza all’impegno di tutti per la campagna in difesa della riforma: sono loro a dover chiarire. Io mi auguro che la devolution non venga abrogata, ma, che si vinca o si perda, la materia federalista è lungi dall’essere risolta. Se vinciamo, come mi auguro, dovremo impostare tutti insieme il progetto del federalismo fiscale. Se invece perdiamo precipiteremo in una situazione confusa sulla Costituzione in vigore. Da parte della Lega ci vuole chiarezza, sia a livello regionale che a livello nazionale.
Continueremo a chiamarla presidente oppure la chiameremo senatore? Sceglierà Roma o il Pirellone?
Ve lo dirò a metà giugno.
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