La rivoluzione in 99 poltrone

Di Luigi Amicone
25 Maggio 2006
Il peccato (e il transfert) originale della sinistra secondo Testori

Si sono spartiti le poltrone secondo il manuale Cencelli; hanno occupato tutte le cariche dello Stato; moltiplicato ministeri e posti da sottosegretario; sostituito di punto in bianco gli alti funzionari di Palazzo. Finito lo spoglio aprono al “dialogo” e accusano l’opposizione di minare “la pace nazionale”. È lo stile Unione. La “mentalità ulivista” di cui va fiera lady Bindi. Ora, siccome l’opposizione non è disposta a farsi prendere per i fondelli, torna ad aleggiare il fantasma dell’assalto fascistico-berlusconiano alle forze del bene.
Il chiagni&fotti della sinistra non è mai una novità. Ne sapeva qualcosa il grande drammaturgo Giovanni Testori. Che commentando un lamento vergato sulle pagine dell’Unità proprio dall’attuale presidente della Repubblica, già a suo tempo (stiamo parlando di un fondo sul Corriere della Sera del 4 settembre 1978), mise in luce il peccato (e il transfert) originale di cui soffre la sinistra italiana: «A leggere l’articolo del Napolitano si trasecola. Università. Musei. Sopraintendenze. Teatri, organi di biennali, triennali e quadriennali; tutto ciò che era possibile è stato luogo d’un arrembaggio famelico e, a suo modo, esemplare; il grido non fu “il mio regno per un cavallo”, bensì “il mio cervello per un posto”; e i posti sono stati distribuiti; non bastando gli esistenti, se ne sono creati di nuovi; altri se ne dovranno creare nel prossimo futuro. La questione è: perché e come la cultura di sinistra si sia andata trasformando, almeno nei territori dell’editoria, del teatro e delle arti figurative, nel più colossale affare economico (capitalistico) che a memoria d’uomo si sia verificato. Non si vergogna il Partito comunista d’aver protetto sotto il suo manto questa trasformazione di atti rivoluzionari in atti bancari?».
Questa era la domanda giusta di Testori al Pci di fine anni Settanta. Immaginino i lettori qual è quella giusta agli ex-neo-post Pci del 2006.

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