Napoli, la rivincita di Silvio che fa tremare i Ds
Con le amministrative «io non gioco la partita di ritorno», «il centrodestra ha sbagliato a guardare alle comunali lanciando la parola d’ordine della rivincita». Parole di Massimo D’Alema che, a Napoli per la campagna elettorale per la rielezione a sindaco di Rosa Russo Iervolino, sottolineava che «qui si vota per eleggere il sindaco di Napoli, non c’entra nulla la rivincita, sennò la politica diventa una gigantesca rissa. E se questa la consideriamo rivincita – sottolineava sarcastico il presidente dei Ds – al referendum che facciamo, la bella? Che ci azzecca Berlusconi candidato a Napoli e Milano o Buttiglione a Torino? Stravolgono il significato della campagna, che deve essere un confronto sul governo delle grandi città». D’Alema, come sua abitudine, gioca la carta dell’ironia tagliente ma le sue parole, per chi segue dall’interno la campagna elettorale nel capoluogo campano, sono sintomo di un timore crescente: perdere una roccaforte, simbolo della “rivoluzione del 1996” e del bassolinismo, significa alimentare le polemiche berlusconiane sul sostanziale pareggio (con annesso “scippo” di sovranità) alle politiche.
Da parte del numero uno di Forza Italia, la missione è diametralmente opposta: conquistare Napoli, mantenendo Milano al centrodestra, è la priorità assoluta. La campagna a favore dell’ex questore cittadino, Franco Malvano, da parte di Silvio Berlusconi è definita «prepotente e determinatissima» dagli esponenti cittadini del centrosinistra, spaventati più che dalla presonalizazzione del voto che l’ex premier ha voluto mettere in campo dallo scarso appeal che Rosa Russo Iervolino ha dimostrato nell’ultimo periodo. Ma a rovinare la festa al centrodestra, che a dispetto dei sondaggi in città viene dipinto come favorito, ci potrebbe pensare l’altro candidato alternativo alla sinistra, l’armatore e candidato sindaco Salvatore Lauro, determinatissimo nel ruolo di guastatore tanto che qualcuno comincia a parlare di “lista civetta” a favore della sinistra. Il potere che il clan Lauro esercita in città è infatti intatto, lo dimostra la festa a colpi di fuochi d’artificio tenutasi pochi giorni fa al porto in onore del candidato di famiglia: un avvertimento, un segnale, più che un’occasione di svago e colore.
Il problema ulteriore poi è quello della legalità e del voto di scambio, allarme lanciato da entrambi i principali candidati, Iervolino e Malvano. Al rione Sanità, un voto giovanile si compra con un paio di Nike, come tradizione di famiglia impone: un telefonino con telecamera, una bella foto alla scheda e le sneakers sono assicurate.
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