La ‘mala educaciòn’ saudita
Tutte le parrocchie cattoliche indonesiane, in particolar modo quelle dell’arcidiocesi di Semarang, stanno unendo i loro sforzi per raccogliere fondi e distribuire aiuti di prima necessità alle vittime del disastroso terremoto che domenica 27 maggio ha colpito l’isola di Giava. I parroci e i sacerdoti del paese hanno invitato tutti i fedeli a «seguire il Papa e pregare per le vittime, per le loro famiglie e per i sopravvissuti», ma l’arcidiocesi di Jakarta ha anche aperto numerose sottoscrizioni per trovare fondi.
Costumi, canti e intenzioni di preghiera in lingue diverse si sono intrecciati domenica scorsa al santuario di Harissa per il primo pellegrinaggio delle “ragazze asiatiche”. Oltre 5 mila donne, molte insieme ai familiari, provenienti da Filippine, Cina, Sri Lanka, Thailandia, Malaysia e anche dall’Etiopia hanno percorso a piedi più di sette chilometri per recarsi, nel mese di maggio, dalla Madonna del Libano.
Malgrado gli impegni presi e gli avvertimenti ricevuti, l’Arabia Saudita continua a indottrinare i suoi studenti con testi scolastici, che demonizzano Occidente, cristiani, ebrei e gli altri “infedeli”. Gli Usa, che avevano dato precise scadenze a Riyadh per il rispetto della libertà religiosa, rimangono a guardare. Dopo la rivelazione che 15 dei 19 terroristi dell’11 settembre erano sauditi, il regno aveva lanciato una revisione dei libri di testo, che spesso «incoraggiano alla violenza e fanno credere agli alunni che per difendere la loro religione devono eliminare le altre».
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