Omicidio a cuor leggero

Di Tempi
01 Giugno 2006
Perchè dalla Turco alla Moroni spacciano la Ru486 come innocua

Di cosa stiamo parlando? Dall’Unità che presenta la Ru486 come «l’aborto senza dolore» alla parlamentare Chiara Moroni che la paragona a una pastiglia per guarire i calcoli, si desume che ci stiamo confrontando con chi (per ignoranza?) evita di fare i conti coi dati di fatto.
La Ru486 comporta tre-quattro settimane di sanguinamenti e dolori. Il suo stesso inventore, étienne-émile Baulieu, ha ammesso che può essere letale. A dicembre, il New England Journal of Medicine ha denunciato che le percentuali di mortalità con l’aborto chimico sono dieci volte più alte di quelle praticate con metodo chirurgico. Negli Stati Uniti sono state accertate 7 morti e si sta indagando su altre 4. In Europa sono state almeno 5. Stando ai dati della “Food and drug administration” statunitense, dal 2000, anno in cui fu introdotta nel paese, la Ru486 è stata usata da 575 mila donne e ha provocato, oltre alle morti documentate, 950 effetti collaterali seri di cui 9 quasi letali, 232 ricoveri, 116 emorragie e 88 infezioni.
Evidentemente, Livia Turco, neoministro della sanità, non legge Il Foglio, Avvenire e Tempi che spesso hanno riportato le suddette informazioni. Poco male, ma forse potrebbe evitare di dichiarare che «le donne non dovranno mai più partorire con dolore. Per questo ho deciso che uno dei miei primi atti sarà quello di proporre alle Regioni di fornire gratuitamente a tutte le donne l’anestesia epidurale». E sempre per «evitare il dolore» il ministro ha dato il via libera alla pillola abortiva Ru486 perché «è un metodo meno invasivo e doloroso».
Spacciare l’introduzione della Ru486 come panacea per lenire la sofferenza, comparandola ad un’iniezione non letale come l’epidurale, non è solo falso, ma è – come ha scritto l’Osservatore romano – «un omicidio a cuor leggero. Si tratta solo di dare alla donna la possibilità di scegliersi l’arma. Semmai un’arma più veloce dà all’omicida la consolazione di non pensarci più di tanto».

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