Una sciagura chiamata Mugabe

Di Tempi
01 Giugno 2006

Voleva passare alla storia come il presidente che aveva restituito ai neri la terra rubata dai colonialisti bianchi, o almeno come l’avversario senza paura di leader potenti come Tony Blair e George W. Bush, bersagli puntuali delle sue filippiche, invece Robert Mugabe, 82enne leader catto-comunista dello Zimbabwe e grande amico di Fidel Castro, sarà ricordato per i record stabiliti in fatto di aumento della malnutrizione, inflazione alle stelle e crollo della speranza di vita della popolazione. Causa il fallimento della riforma agraria, che si è limitata a strappare le terre ai contadini bianchi per consegnarle alla nomenklatura del regime, 4 milioni dei suoi abitanti (quasi un terzo del totale) sopravvivono grazie agli aiuti delle Nazioni Unite, il Pil è diminuito del 40 per cento negli ultimi sei anni e l’inflazione ha infranto, pochi giorni fa, la barriera del 1.000 per cento annuo.
Ancora più disastroso il dato relativo alla speranza di vita alla nascita, crollata a 37,2 anni nel quinquennio 2000-2005, cioè 18 anni meno che al tempo del colonialismo razzista (55,6 anni di speranza di vita nel periodo 1970-1975). Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità la speranza di vita delle donne è scesa addirittura a 34 anni. Stessa marcia del gambero per quanto riguarda l’indice di sviluppo umano (media di reddito, educazione e speranza di vita): al tempo del regime segregazionista di Ian Smith segnava 0,546, venticinque anni dopo la liberazione targata Mugabe è sceso a 0,505. Nel frattempo il 90 per cento delle terre espropriate ai bianchi giacciono incolte.

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