Iran, un satellite di libertà

Di Bottarelli Mauro
08 Giugno 2006

Dopo due anni passati in carcere per false accuse, 16 cristiani in Madhya Pradesh, India, sono stati giudicati innocenti. Ad emettere il verdetto, il 31 maggio scorso, è stata la Corte di Alirajpur, nel distretto di Jhabalpur. I 16 detenuti erano accusati di omicidio e tentato omicidio nell’ambito di scontri verificatisi tra l’11 e il 17 gennaio 2004 tra cristiani e membri di un gruppo estremista indù. I giudici hanno scagionato i 16 da tutte le accuse per mancanza di prove. La Corte ha, inoltre, dichiarato che le testimonianze prodotte dall’accusa sono state appositamente fabbricate e manipolate.
Una gran parte degli iraniani non ignora quello che succede nel mondo e qual è la percezione del loro paese nel mondo. Molti, infatti, seguono illegalmente le tv satellitari internazionali e le radio d’opposizione, che godono pure di una rete di reporter clandestini in patria. Una reazione popolare alla censura di regime che il 23 maggio scorso ha portato alla chiusura del quotidiano riformista Iran per la pubblicazione di una caricatura considerata offensiva per la minoranza turcofona.
L’islam che condanna con la morte la conversione a un’altra religione, obbliga nello stesso tempo le donne sposate a un musulmano a divenire anch’esse islamiche. In Pakistan ogni anno si attuano fra le 500 e le 600 conversioni forzate nel silenzio dei media e con la complicità di polizia e magistratura. Sono questi i dati più importanti emersi dal convegno “La conversione forzata delle donne ed i diritti delle minoranze in Pakistan”, che si è tenuto il 26 maggio in un albergo di Lahore.

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