Accogliamo l’Ahmadinejad con le bandiere di Israele

Di Reibman Yasha
08 Giugno 2006

L’ayatollah nel pallone. Se l’Iran passerà il secondo turno ai mondiali di calcio, il presidente Ahmadinejad intende raggiungere la squadra in Germania. I simboli si sprecano. Il leader di Teheran non perde occasione per negare la Shoà e minacciare il jihad atomico, chiede all’Europa di riprendersi gli attuali «sei milioni» di ebrei residenti in Israele, senza ricordarsi che oggi molti degli israeliani sono provenienti da paesi arabi e Iran. Eppure, proprio lui potrebbe atterrare come un turista qualsiasi nel paese che organizzò lo sterminio di massa degli ebrei europei. I protocolli diplomatici vorrebbero anche che le autorità tedesche accolgano degnamente il capo di Stato in visita. C’è chi ha proposto l’espulsione della squadra iraniana dalla manifestazione, ma altri hanno obiettato che lo sport dovrebbe unire ciò che la politica divide e che questo provvedimento rafforzerebbe il nazionalismo e quindi lo stesso Ahmadinejad.
Settantacinque eurodeputati, unici italiani al momento Marco Pannella e Marco Cappato, chiedono che non sia dato il visto al presidente iraniano, mentre Carlo Panella propone al governo tedesco di regalare ai tifosi bandiere israeliane. Il problema si porrà solo se l’Iran passerà il primo turno. Difficile avvenga, ma nel frattempo quelle bandierine si potrebbero comunque dare ai tifosi delle squadre avversarie nei primi incontri dell’Iran. Ahmadinejad, e non solo lui, guarderà le prime gare in televisione, che spreco limitarsi alle pubblicità di wurstel e birra.

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