Extra ulivo nella salus

Di Luigi Amicone
15 Giugno 2006
L'integralismo dei prodiani che dicono: «La Chiesa siamo noi»

Azione Cattolica e sacerdoti di curia hanno tutto il diritto di opporsi alla devoluzione e occuparsi attivamente di politica. In uno stato laico le leggi consentono questo e altro. Semmai, bisognerebbe capire cosa ne pensa il Santo Padre dell’attivismo ulivista del clero milanese, visto che secondo il papa «Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica». Sta di fatto che il “cattolicesimo democratico”, «patrono di tutti i maggiori fallimenti della politica e dell’impegno civile dei cattolici», come ha spiegato Giuliano Ferrara in un articolo che dovrebbe essere il manifesto del “Sì” al referendum del 25-26 giugno, rischia ora di diventare sul serio il rifugio dell’integralismo dedito al suicidio assistito della presenza cattolica nella società italiana. Un esempio di questa impostazione è Franco Monaco. Che da ex segretario di Giuseppe Lazzati ed ex presidente di Azione Cattolica, anche lui, in omaggio alla “scelta religiosa”, ha fatto il sacrificio di offrirsi in spirito di servizio a Romano Prodi (grazie al quale è parlamentare da tre legislature). A Monaco non è mai piaciuta l’idea che i cattolici abbiano da dire qualcosa di originale in questo mondo (nell’altro bisognerà sentire il parere di Dossetti). Tanto meno in politica. Lo ha detto anche a Repubblica accusando la sua collega di partito Paola Binetti di “clericalismo moderato” perché la senatrice ha osato promuovere sui temi etici un intergruppo trasversale. Secondo Monaco fuori dall’Ulivo non c’è salvezza (e forse non esiste neanche Dio). Infatti è l’Ulivo l’orizzonte totale. «è l’Ulivo il luogo di dialogo, elaborazione e sintesi culturali, politiche e legislative». Fuori dall’Ulivo c’è solo «regressione» e «clericalismo moderato». Più intergralisti di così.

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