Se la laicità è un altro dogma, allora è molto meglio abiurare
Antonio Polito, senatore della Margherita ed ex direttore del Riformista, ha firmato un appello-documento in difesa della famiglia e della vita sottoscritto da altri parlamentari che la vulgata laicista bolla con indegnità di “cattolicesimo”. Apriti cielo, gli strali della sinistra si abbattono come fulmini sul fondatore del quotidiano arancione, reo, nella migliore delle ipotesi, di andare a letto con il nemico, se non di offrirgli pure la sigaretta al termine del vergognoso rapporto. Ma Polito non ci sta, prende carta e penna e scrive una lettera al Riformista nella quale chiede ai professorini del laicismo se per caso esista un kit del laico perfetto. E se, in caso di risposta positiva, cortesemente non possano aiutarlo nella ricerca. «È probabile che questa contaminazione abbia gravemente compromesso la mia purezza ideologica da laico», dice beffardo Polito a Tempi. «Ingenuamente pensavo che “essere laico” volesse dire ragionare seguendo la legge morale che è dentro di me e senza rispondere a un’autorità morale esterna, fosse pure incarnata da Capezzone, fosse pure incarnata dal consenso popolare del due virgola qualcosa. Voglio dire: quando uno si definisce laico si vincola a un pacchetto di idee da prendere in blocco o può scegliere di volta in volta l’idea che condivide e quella che non condivide? Il laico che è per la ricerca sulle staminali, come me, deve per forza essere anche a favore dei matrimoni gay, cosa che non mi trova d’accordo? Il laico che accetta la dolorosa necessità dell’aborto quando la salute fisica e mentale della donna sia messa a rischio da una maternità, ed è il mio caso, deve per forza accettare anche l’eutanasia, che io non accetto e non voglio accettare? Mi piacerebbe che i maestri di laicismo mi dessero una risposta, perché se essere laici equivale ad aderire a un credo e a tutti i suoi dogmi, sarei tentato seriamente di abiurare».
Un firmatario adulto
Fin qui Polito, notoriamente polemico con certa sinistra massimalista. Ma insieme a lui quell’appello l’ha firmato anche Tiziano Treu, ex ministro del governo D’Alema e del primo governo guidato da Romano Prodi. «Io avrei scritto la stessa lettera di Polito – concede Treu a Tempi – perché la trovo assolutamente corretta. Io mi considero un laico non perfetto, perché la perfezione non è di questo mondo e questo vale sia per i laici che i cattolici: mi ritengo un cattolico adulto, possiamo dire, tanto per usare la formula di Prodi. E partendo da questo approccio, penso che in quella lettera non ci fosse niente di tanto clerico-moderato da meritare di essere contrapposto in maniera così giacobina alla laicità. Certo questi hanno altre idee sui valori che poi sviluppano, ma io continuo a pensare che questo discrimine non debba essere un muro. Sia un cattolico come un laico possono avere il medesimo punto di vista sull’eutanasia. Inoltre non capisco questa polemica poiché nell’appello che abbiamo firmato sono contenuti concetti assolutamente in linea con quella difficilissima mediazione da cui è nato il programma dell’Unione». Una bolla di sapone, quindi? O un malessere reale? Secondo Treu questa distinzione tra cattolici e laici è «faziosa, molto faziosa». E se i due mondi continueranno a contrapporsi, «il rischio è che la strada per il partito democratico non sia affatto in discesa, e nemmeno sarà in discesa quella verso una normale dialettica politica in Italia. Se il solo fatto che io firmi il medesimo documento di Paola Binetti, con la quale certo non condivido la totalità delle opinioni, mi porta ad essere bollato a prescindere dai contenuti di quanto ho sottoscritto, direi che è un esempio di intolleranza».
E nemmeno nel merito della diatriba Treu se la sente di prendere le distanze da Polito, «dal momento che un laico vero giudica in autonomia, può essere d’accordo o meno con il proprio schieramento di appartenenza, ma non gli si può chiedere di sottoscrivere giudizi preconfezionati tanto per non “tradire”. Sul tema della procreazione assistita, ad esempio, io sono stato tra quelli che insieme a Giuliano Amato – subito dopo il referendum a cui ho votato in dissenso con il leader del mio partito – abbiamo presentato un disegno di legge in cui confluirono opinioni di persone molto diverse. Un documento che avrebbe anche potuto evitare il referendum stesso. Ora, con Amato chiamato a presiedere la consulta governativa sui temi etici, spero che il dialogo riprenda ma mi auguro altresì che si ritrovi quel minimo di correttezza necessaria all’interno del centrosinistra per costruire un partito unitario».
Vizio scomunica
Treu rifiuta di accettare «questa volontà di appioppare patenti di laicismo», perché secondo l’ex ministro del Lavoro «è una forzatura ideologica, tipico esercizio di stile italiano dove l’ideologia fa sempre argine al riformismo concreto. Pensiamo alla legge 30: in quel caso non si è fatta ideologia ma metafisica pura, da tutte due le parti. Ora rischiamo di vedere la stessa cosa su questi temi. Non accetto la logica per la quale se non si è d’accordo con le indicazioni troppo dettagliate della Chiesa allora si è per forza laicisti. E dal lato opposto anche la Rosa nel Pugno non è che scherzi in quanto a “squalifiche”: gli opposti ideologismi andrebbero razionalizzati e resi concreti. Anche perché in quella lettera-appello si parlava di diritti delle persone, politiche della famiglia, argomenti che sono al centro della vita civile. Cattolici o non cattolici che siano gli interlocutori».
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