Noterelle giudiziarie sul calante impero chiracchiano
Mercoledì 14 giugno il titolo di Eads, colosso dell’industria aereospaziale che controlla l’80 per cento del capitale di Airbus, ha perso il 26 per cento (quasi 6 miliardi di euro) dopo l’annuncio dell’ennesimo rinvio per le consegne del primo A380. Oltre alla diatriba tra francesi e tedeschi, che si rimpallano le responsabilità, ad alimentare la polemica sono i guadagni realizzati da alcuni dirigenti dell’azienda che prima del crollo del titolo in borsa hanno venduto pacchetti di azioni. Noël Forgeard per esempio, già presidente di Airbus e oggi copresidente di Eads, a marzo ha realizzato plusvalenze per oltre 2,5 milioni. Sempre in quei giorni Forgeard ha fatto vendere anche il pacchetto di azioni dei suoi tre figli. Ad aprile sono i gruppi Lagardère (francese) e DaimlerChrysler (tedesco) a vendere ognuno il 7,5 per cento di azioni dell’azienda. La signora Colette Neuville, presidente dell’Associazione di difesa degli azionisti di minoranza (Adam), ha detto di non credere che quelle vendite siano una fortunata coincidenza. L’Autorité des marchés financiers (Amf) sta indagando, ma la presenza dello Stato francese nel capitale di Eads e una dichiarazione del presidente Jacques Chirac che, implicitamente, ne sostiene i dirigenti, lasciano pensare che le indagini possano scontrarsi con la “ragion di Stato”.
A fine maggio Chirac, a suo dire per mantenere l’influenza francese nel Comitato olimpico internazionale (Cio), ha amnistiato Guy Drut, deputato della maggioranza, ex ministro dello Sport, medaglia d’oro dei 110 metri ostacoli alle Olimpiadi di Montreal del 1976 e, appunto, membro del Cio, da cui è stato nel frattempo sospeso. Guy Drut è stato infatti condannato da un tribunale francese per aver ricevuto senza una ragione documentabile uno stipendio di 3000 euro al mese per tre anni da un’azienda privata che, coincidenza, aveva ottenuto qualche appalto pubblico.
Il 9 giugno i magistrati si sono dimostrati meno severi con alcuni loro colleghi, principali responsabili del disastro giudiziario noto come “l’affaire d’Outreau”, per cui quattordici persone innocenti sono finite in galera (uno ci è morto). Secondo i risultati di un’indagine interna, resi pubblici il 9 giugno, gli sbagli dei loro colleghi inquirenti non possono essere sanzionati perché non sono valutabili come errori professionali.
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