L’unica scuola di serie B è quella uguale per tutti
Giugno, tempo di maturità (pardon, “esami di Stato”). Inevitabili giudizi e commenti su un rito ormai anacronistico. Il ministro ha annunciato per l’anno prossimo il ritorno ai commissari esterni. Il presidente di Diesse gli ha replicato che l’unica via d’uscita è l’abolizione del valore legale del titolo di studio: basta con la finzione del “pezzo di carta” uguale per tutti, via libera a una certificazione reale delle competenze garantita dalla serietà della scuola. Questa rubrica è assolutamente d’accordo.
Un esempio. Il 17 giugno al Centro di formazione professionale Canossa di Lodi trentuno allievi hanno ricevuto la qualifica triennale e proseguiranno gli studi superiori attraverso il quarto anno di diploma o inizieranno un’attività professionale. Sono ragazzi che fino a pochi anni fa sarebbero stati espulsi dalla scuola media superiore. Nella sola Lombardia i corsi professionali accolgono oggi più di 25 mila allievi. Né i corsi né gli esami sono stati partoriti da decreti ministeriali, ma dalla passione di insegnanti e amministratori. Non sono “uguali per tutti”, ma cuciti addosso alle capacità di ciascuno. Perché, signor ministro, come scriveva don Milani, «non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali fra diseguali».
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