«Pubblica non significa statale». Speriamo duri
Nel mirino del ministro dell’Economia potrebbero esserci «contributi a enti e scuole private». Per ora è solo un trafiletto in un sommario di Repubblica, ma la minaccia è lanciata. Altrove, per fortuna, risuonano voci diverse. Settimana scorsa si è svolto a Tabiano il convegno della Federazione opere educative (Foe), l’associazione legata alla Compagnia delle Opere che raduna oltre quattrocento scuole paritarie, che lottano testadamente per dare una risposta libera alla domanda di educazione del popolo.
Di fronte al presidente della Foe, Vincenzo Silvano, e al presidente CdO, Raffaello Vignali, che spiegavano l’utilità della scuola libera per l’intero sistema paese, Letizia De Torre, neo sottosegretario all’Istruzione, ha chiarito che nella dizione restaurata di Ministero della Pubblica istruzione, pubblica non significa affatto solo statale. È una buona notizia. Purché il ministro non la intenda come il suo predecessore Berlinguer, convinto che le scuole libere, in quanto pubbliche, dovevano ricevere da viale Trastevere solo ordini; risorse niente.
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