Ma non era una catastrofe? Ecco idati. La legge 40 funziona

Di Casini Carlo
06 Luglio 2006

Il ministro della Salute ha consegnato alla Camera la relazione relativa alla attuazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita per l’anno 2004. Il testo consente di fare una comparazione tra i dati del 2003 e quelli del 2004 assai interessante perché l’11 marzo 2004 è entrata in vigore la nuova normativa che è stata oggetto del referendum svoltosi nel giugno 2005.
I dati provano che le critiche più aspre rivolte alla legge sono del tutto infondate. In particolare viene smentita la tesi che la norma costringerebbe le coppie italiane a recarsi all’estero se vogliono superare la loro sterilità. Anzi: i numeri lasciano intravedere alcuni vantaggi determinati dal nuovo testo. è interessante concentrarsi sui dati riguardanti le tecniche Fivet, Icsi e Fer. I bambini nati con l’uso di queste tecniche sono stati 3676 nel 2003 e 3705 nel 2004. Invece della diminuzione attesa vi è stato un aumento di 29 neonati. è vero che nel 2004 sono stati raccolti i dati di 9 centri in più (erano 120 nel 2003 divenuti 129 nel 2004), ma la variazione resta comunque poco significativa.
Meritano poi di essere segnalate alcune differenze positive. In primo luogo la percentuale di aborti spontanei che era stata del 29,6 per cento sulle gravidanze iniziate nel 2003 è scesa al 21,7 con una diminuzione di quasi 8 punti. L’abortività è uno degli aspetti più negativi della Pma. Perciò la sua riduzione è un evento positivo. Si può ipotizzare che il prelievo di un numero minore di oociti, il rifiuto del congelamento degli embrioni, il limite massimo di tre embrioni trasferibili ha determinato l’effetto segnalato. è interessante anche la diminuzione delle malformazioni: erano l’1,1 per cento nel 2003, sono scese allo 0,8 per cento nel 2004. Non è opportuno azzardarsi ad indicarne le cause, ma sembra potersi ipotizzare che la tanto decantata diagnosi genetica pre impianto, vietata dalla legge 40, non serviva a evitare le malformazioni dei neonati, ma, semmai, a produrne. è positivo, ancora, l’annullamento delle gravidanze plurime (più di tre gemelli), che erano nel 2003 lo 0,2 per cento con ovvi problemi per le madri e i figli. Sono diminuite anche le ‘triplette’, scese dal 2,8 per cento al 1,9. Questa è una logica conseguenza del limite massimo di tre embrioni imposto dalla legge 40. Vi è stato, invece, un leggero aumento delle gravidanze gemellari (dal 18,8 per cento al 20,4), che destano assai minori preoccupazioni sanitarie. Sono diminuite, sebbene di poco, anche le complicanze di vario genere (dall’1,5 per cento nel 2003 all’1,3 nel 2004). è anche questo un dato significativo perché si sosteneva che il limite di tre embrioni trasferibili immediatamente dopo la loro generazione, senza crioconservazione, avrebbe costretto ad una ripetizione dei prelievi di ovociti con la moltiplicazione del rischio di sindrome da iperovulazione.
Il dato più interessante è l’incremento della tecnica di congelamento degli ovociti invece degli embrioni. Erano stati 102 nel 2003 e sono divenuti 770 nel 2004. Tra l’altro la relazione ministeriale espone i risultati raggiunti dalla ricerca denominata «miglioramento del protocollo di congelamento di ovociti umani», affidata alla biobanca nazionale di Milano. Si legge che nella primissima sperimentazione è stata registrata una sopravvivenza particolarmente elevata (85 per cento) degli ovociti sottoposti a congelamento per ‘vitrificazione’. è evidente che la perdita di ovociti non pone i gravissimi problemi etici collegati con la distruzione di esseri umani quali sono gli embrioni. Vietando il congelamento la legge ha stimolato la scienza a percorrere altre vie meno negative dal punto di vista etico.
Purtroppo nella relazione ministeriale manca la risposta alla domanda più importante: quanti embrioni in meno sono morti nel 2004 rispetto al 2003? Per fornire questa risposta bisognerebbe conoscere quanti embrioni sono stati trasferiti. Ma la relazione ci dice il numero dei prelievi, ma non specifica quanti ovociti sono stati ottenuti da questi prelievi; tace del tutto sul numero degli embrioni formati; racconta che vi sono stati 20.290 trasferimenti nel 2003 e 21.201 nel 2004, ma non ci dice quanti embrioni sono stati trasferiti. Insomma, nella logica del diritto alla vita la percentuale che conta è quella tra bambini nati (o almeno gravidanze) e embrioni formati. Il registro prescritto dall’articolo 11 della legge 40 dovrebbe riportare anche il dato relativo agli ‘embrioni formati’. Forse per il 2005 non è stato possibile indicare questo elemento. è certo tuttavia che un’importante diminuzione vi è stata se sono state rispettate le regole che vietano la produzione soprannumeraria, il congelamento, la sperimentazione, la selezione embrionale.
* Presidente del Movimento per la vita

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