C’è ancora chi si stupisce se Hamas non riconosce nemmeno ‘implicitamente’ Israele

Di Arrigoni Gianluca
06 Luglio 2006

Parigi. Il 27 giugno, sul sito internet di Soir 3, il tg di fine serata del terzo canale pubblico, nel testo accanto allo spazio dedicato al video viene così sintetizzata l’informazione sull’accordo tra palestinesi: «Finalmente un’accordo nazionale tra Fatah e Hamas! Un testo è stato accettato dalle differenti fazioni. Riconosce implicitamente, ed è un fatto storico, il diritto all’esistenza di Israele e la necessità di mettere un termine al terrorismo». Salah al-Reged, uno dei portavoce di Hamas che ha partecipato alle negoziazioni con Fatah, da Khan Younés nella striscia di Gaza, è l’ospite e risponde in diretta a Marie Drucker, la giornalista che presenta il tg in studio da Parigi che afferma: «La firma di questo accordo implica, da parte vostra, il riconoscimento implicito dello Stato d’Israele». E al-Reged risponde: «C’è stato un dialogo e delle discussioni tra noi, Fatah e le diverse fazioni palestinesi sul documento di concordia nazionale che viene da una delle prigioni sioniste. La discussione è stata seria e prolungata. Noi di Hamas abbiamo potuto introdurre nel documento qualche modifica, o emendamento. Questo non significa il riconoscimento dello Stato sionista. Il documento stipula il diritto storico del popolo palestinese al suo territorio, occupato nel 1948, e sul quale l’entità sionista ha stabilito il suo Stato. Il documento stipula anche il non riconoscimento di questa occupazione e che i diritti palestinesi non decadranno mai. La terra occupata nel 1948 è la proprietà del popolo palestinese. Poi c’è un terzo punto: va garantito ai rifugiati il diritto al ritorno nella loro terra e nelle case da cui sono stati cacciati. Questo documento non è un riconoscimento implicito dello Stato israeliano che è stato costituito nel 1948».
Evidentemente non soddisfatta, Marie Drucker torna alla carica: «Ma il testo prevede ugualmente la fine degli attentati. è un altro modo, implicito, di riconoscere Israele. Come farete a garantire la tregua degli attentati terroristi?». Al-Reged: «In più di un paragrafo il documento stipula il diritto del popolo palestinese a combattere l’occupazione sionista. Un diritto che esisterà fino alla fine dell’occupazione. Nel documento non c’è una sola parola che condanna quello che viene chiamato terrorismo e che per noi è della resistenza, ma viene stipulato e affermato il diritto del popolo palestinese a combattere con ogni mezzo disponibile. Chiunque lo legga bene vedrebbe che metà di questo documento parla della resistenza».

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