Ehi, ci sono 700 prof a cui piace andare a scuola

Di Justin Mc Leod
13 Luglio 2006

A leggere sui giornali, sembrerebbe una palude immota, la scuola italiana. Imbalsamata nelle stanze della politica, intente solo a bloccare i pur timidi tentativi del vecchio governo. E invece può capitare che nelle remote Marche un corso di aggiornamento – a tema “Il realismo” – raccolga più di settecento prof, tanto da lasciare a bocca aperta il direttore regionale: «L’anno prossimo dobbiamo rifarlo insieme», ha detto alla fine a Tino Giardina, l’organizzatore, presidente di Diesse Marche.
Ma più dei numeri dicono le storie. Madri di figli piccoli, che piazzano il pargolo per poter seguire il corso, si mettono all’opera, progettano unità di apprendimento coi fiocchi, chiedono di poter continuare insieme. Madri di figli grandi, con problemi coi ragazzi come a tanti accade, che cominciano pensando di assistere a una lezione e finiscono dicendo agli organizzatori: «Qui ho trovato un luogo dove tutta la mia vita è abbracciata». Succede dove uomini affrontano il proprio lavoro – ha detto il presidente di Diesse durante il Consiglio nazionale appena concluso – cercando di rispondere alla domanda di senso che la realtà pone.

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