Il campione era Cesc Fabregas. Un ‘educatore’ al tifo come Giovanni l’ha indovinato al volo

Di Manes Enzo
13 Luglio 2006

I lettori ci hanno preso gusto. Anche perché non pochi ci hanno preso. L’ultimo fortunato che si merita il ritrattino che chiude questa magica avventura mondiale è Giovanni Pecciarini. Grazie a lui e a tutti quelli che hanno partecipato. Ah, dimenticavamo. Il campione misterioso è Cesc Fabregas, talentuoso centrocampista della nazionale spagnola e dell’Arsenal.
Che padre sciagurato. Il figlioletto Emanuele, 8 anni appena, ha la broncopolmonite. Ma domenica 9 luglio con l’Italia campione del mondo è impossibile rimanere a casa. Tutti in strada a festeggiare: «Gli avrei fatto un torto enorme. Sua sorella Maria e suo fratello Marco per strada insieme a tutti e lui a casa. Non me lo avrebbe mai perdonato». Proviamo a credergli. Giovanni, 46 anni, laureato in matematica, si occupa di corsi di formazione nell’ambito della ricerca medica. è tifosissimo della Juve. In Toscana. Scelta coraggiosa. «Mi chiamano il martire. Naturalmente anche i figli hanno il bianconero nel cuore. L’educazione è un valore fondamentale in famiglia. A scuola li prendono in giro. Dicono che sono gravemente ammalati». Ha scoperto il tifo, quello che ti prende la gola e ti stringe lo stomaco, nel 1967, quando la Juve vinse lo scudetto all’ultima giornata. Superando l’Inter. «Mi vengono ancora i brividi. Loro sotto a Mantova, noi vittoria in rimonta con la Lazio. Tutto troppo bello».
Nel 1970 si innamora anche dei colori azzurri. Galeotta naturalmente fu Italia-Germania. «I genitori erano già andati a dormire. Io e mio fratello esultavamo in silenzio davanti a un tv in bianco e nero. Sembravamo gli attori di un film muto». Con il calcio giocato non ci ha preso granchè. «Ero un terzinaccio. Piede o pallone e spesso andavo con decisione sul piede. Comunque qualche soddisfazione me la sono tolta. Ho fatto qualche partita nelle giovanili del Sansovino. Squadra tosta, con molti Gattuso, che si faceva rispettare nella provincia di Arezzo». L’ultimo ricordo risale al campionato. «Il mio vicino di casa fa parte dello staff dei massaggiatori della Juve. Un sabato sento il campanello suonare. Era lui con gagliardetti e firme di tutti i giocatori. I miei figli in delirio».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.