I tedeschi sfrontati. Cambiano la costituzione senza nemmeno assegnare un premio Strega
All’ombra dei Mondiali di calcio, la Germania ha mandato in porto una riforma di colossali dimensioni, anche se all’estero la notizia non ha ancora avuto particolare rilievo. Si tratta della riforma del sistema federale, cioè di un cardine del sistema politico tedesco, che vede il governo del paese ripartito, come noto, tra il Bund (lo Stato centrale) ed i Laender. In passato moltissimi analisti avevano puntato il dito contro i difetti strutturali del sistema appena riformato: troppa lentezza nella fase legiferativa, per tacere delle numerose situazioni di stallo tra le due Camere del paese, il Bundestag (la Camera alta) e il Bundesrat (la Camera bassa, che raccoglieva i rappresentanti dei vari Laender). La cosa è stata particolarmente vistosa nel corso del mandato dell’ultimo governo Schroeder, che più volte ha dovuto rinunciare a portare a termine delle proprie iniziative perché il Bundesrat era di segno opposto. La pietra dello scandalo era costituita dalle tante materie in cui la Costituzione prevedeva un obbligo di codeterminazione tra Stato e Laender: praticamente il 60 per cento dei provvedimenti di legge era soggetto a questa condizione. A dire il vero, non è stato solo il governo Schroeder a subìre gli effetti paralizzanti delle previsioni costituzionali tedesche. In passato, il fenomeno si era già proposto a ruoli invertiti. Pertanto la necessità di porre mano alla Costituzione era un sentimento largamente diffuso, e Angela Merkel, alla testa di una coalizione di governo rosso-nero (la Grosse Koalition) ha sfruttato la peculiare situazione politica per varare la più importante riforma politica dalla nascita della Repubblica Federale Tedesca. Edmund Stoiber, il celebre Governatore della Baviera, riecheggiando la retorica di Saddam Hussein, l’ha definita «la madre di tutte le riforme».
Prima al Bundestag (con il fuoco contrario della Fdp, d’accordo sui presupposti della riforma, ma non sulle soluzioni scelte), e poi al Bundesrat (con l’opposizione di soli due Laender: Mecklenburg-Vorpommern e Schleswig-Holstein), la modifica ha avuto il semaforo verde grazie al raggiungimento della maggioranza qualificata di due terzi necessaria per le modifiche alla Costituzione. Gli articoli del testo costituzionale (Verfassung) cambiati sono ventiquattro, e le modifiche apportate (frutto di lunghissime ore di trattative e limature) sono numerose. In primo luogo, gli ambiti oggetto di codeterminazione da parte di Bund e Laender calano vistosamente: dal 60 per cento al 30. In secondo luogo, i Laender hanno ottenuto la competenza esclusiva sulla formazione, nonché sulla fissazione dell’anzianità salariale e sul trattamento previdenziale dei propri impiegati.
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