Ti amo campionato perchè sei morattizzato
Sarà bello, pulito, radioso. Come il sole nascente. Come il campionato dell’Arci. Per la gioia degli Smemoranda, dei terzomondisti de noantri, dei compagni di Strada. Si alzi finalmente il grido di battaglia: evviva il campionato e la libertà! Ecco il tempo della svolta pallonara. Secca. Decisa e precisa. A sinistra. Left go, insomma.
Tocca all’Inter, meglio, all’Internaziona-le, che fa più gauche e lacrimuccia, stare alla testa del corteo. Della A che rinasce. Senza se e senza ma. Come piace tanto al proprietario neroazzurro Massimo Moratti. Il padrone illuminato che è riuscito a spacciare la tematica della differenza come una grande virtù. L’Inter è diversa. È onesta. Fa cose buone e giuste. In campo non sempre, pazienza. Un orgoglio Inter che diventa pensiero sublime nei tifosi eccellenti. Che fa dire a Raul Montanari sul Corriere della Sera, a proposito dell’ultimo scudetto da assegnare all’Inter: «Non dobbiamo barattare la nostra purezza con un riconoscimento che verrebbe giudicato fasullo». Dalla differenza alla purezza. E poi. E poi dal Chiapas altri riconoscimenti. «La mas digna», la più degna, come ha scritto dell’Inter in una lettera a Moratti il subcomandante Marcos, proponendo una sfida a football tra interisti e zapatisti. Quella partita non è ancora iniziata, il guerrigliero per il momento ha dovuto accontentarsi di una maglia del capitano Xavier Zanetti, habitué dei lunedì alla milanese Comuna Baires, austero convento della sinistra argentina. Lì, per dire dell’autorevolezza del luogo, qualche mese fa si consumava una memorabile serata su calcio e letteratura con il Petroliere e Fausto Bertinotti. Non è dato sapere se l’assemblea infine si sia sciolta nella commozione generale con l’immortale saluto “Hasta la victoria siempre”. Certo è che quel richiamo “barbudos” suonerebbe beneagurante per celebrare l’avvio del primo campionato della nuova era. Del pallone democratico. Del calcio. di rigore. Dove a braccetto dell’Internazionale passeggia il rifondarolo Livorno di Cristiano Lucarelli (che se dovesse passare alla Juve affermerebbe la vitalità della corrente revisionista); la Roma della progressista Rosella Sensi che si dice «naturalmente felice della retrocessione della Lazio». Quel coatto di Claudio Lotito che non poteva certo rimanere nel salotto buono. A meno che…Già immaginiamo gli equilibrati articoli del quotidiano capitolino Il Romanista a esaltare il nuovo che avanza.
Mai più Cannavaro capitano
Per rinfrescare la memoria e farci un po’ del male ecco cosa scriveva il giornale di Riccardo Luna pochi giorni prima della spedizione azzurra al Mondiale: «Levate quella fascia a Cannavaro. Signor Commissario, ci ascolti, ascolti i tifosi di calcio. Questo non è un capitano, questo non è il nostro capitano, questo non è il capitano di un’Italia che cerca di uscire dal più grande scandalo pallonaro della sua storia mostrando una faccia pulita». Una bella penna etica. Neanche fosse l’organo ufficiale dell’Italia dei valori.
Inter e Roma. Roma e Inter. E gli altri? A parte i compañeros granata che fanno tappezzeria, per la corsa al primo scudetto “mas popular” non c’è posto. Bisogna essere fieri di partecipare al corteo. E in fondo, distaccato, come si faceva negli anni Settanta con lo spezzone degli anarchici che erano brutti, sporchi e cattivi, potrà sfilare anche il Milan. Ma niente parole fuori posto (la B è sempre lì), perché la piattaforma l’hanno scritta gli altri. Gli amici di Gino Strada, che è chirurgico come nessuno nei suoi interventi e che dà il meglio di sé quando il calcio è in piena emergency. Campionato di sinistra. Campionato sinistro. Ora e sempre resistenza.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!