Il dubbio e l’assoluto. A Cartesio Ferrara preferisce la Chiesa
«Le idee chiare e distinte di Cartesio hanno diradato le nebbie della scolastica medievale, come direbbe un professore di filosofia; hanno ucciso la scienza come scienza di Dio. Ma la grande giornata della scienza come scienza dell’uomo, una volta trasformata al suo tramonto in tecnica del transumanismo, ci ha immesso nella notte del dubbio universale; sappiamo chi siamo, perché pensiamo, e sappiamo pensare e trasformare il mondo fino all’ultima stilla di materia, fino alla legge della materia vivente, ma non sappiamo più che cosa dobbiamo essere, che cosa dobbiamo fare. Non è una questione di morale, di valori, è una questione di conoscenza e di ragione». «Di fronte alla libertà di fare, di fabbricare e predestinare l’esistenza umana biologica, che è libertà di abolire la libertà, bisogna che il dubbio etico relativista si scuota e opponga la ricerca di un fondamento assoluto, di un limite assoluto, di un mistero assoluto, all’assoluto naturale che ci insegue, anzi ci bracca e ci ha già agguantati».
Questo, in sintesi, il grido della ragione di un uomo leale con l’evidenza. Il libro ripropone le relazioni di Giuliano Ferrara e don Stefano Alberto al Meeting dell’anno scorso, incorniciate da altri due interventi del direttore del Foglio, che spiega che «siamo eredi del progetto umanista e ateo, e ne siamo dunque i curatori fallimentari». Per questo «noi atei devoti abbiamo bisogno della Chiesa e della sua influenza pubblica, per realizzare la libertà civile negata dal secolarismo postmoderno». Una lezione di ragionevolezza e laicità.
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