La riscossa del reale fra laicità cattolica e devozione atea

Di Persico Roberto
27 Luglio 2006
AA. VV., La ragione e il desiderio, ed. Marietti, pagg. 218, euro 15

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole. Anzi d’antico. Le parole del poeta calzano a pennello. C’è qualcosa di nuovo nel dibattito culturale italiano: ci sono laici che pensano da cattolici e cattolici che pensano da laici. Vale a dire: laici che non interpretano la laicità come lotta ai “pregiudizi oscurantisti della Chiesa”, come è stato per decenni, ma che, da laici, riconoscono che quel che la Chiesa dice è importante per tutti; cattolici che non si chiudono in sacrestia o “mettono tra parentesi” la loro fede, ma sono disposti a rischiarla nell’agone culturale e politico come pietra di paragone per tutti.
Ci sono laici come Giuliano Ferrara o Pierluigi Battista o Ernesto Galli Della Loggia che difendono il magistero di Papa Ratzinger e il diritto dei vescovi a dire la loro sulle questioni pubbliche; e cattolici come Giorgio Vittadini che rivendicano il ruolo delle tradizioni liberale e socialista per costruire il bene comune del paese. È insieme, come ricorda il curatore Luca Pesenti citando Tocqueville, qualcosa d’antico: «I popoli liberi hanno sempre riconosciuto che, meno degli altri, potevano fare a meno della fede: anche se i preti si sono spesso mostrati ostili alla libertà, non dimentichiamo mai che la religione le è necessaria». Gli articoli di giornale hanno un merito: di dire cose importanti in poche righe; un limite, che si disperdono. Benissimo ha fatto dunque Marietti a raccogliere in un volume e riproporre tante voci di un dibattito decisivo per le sorti della nostra civiltà.

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