Mandate le Melandri in serie C
Quando due anni orsono Totti venne espulso (giustamente) per aver sputato al giocatore danese Poulsen, nessuno alla Fifa si sognò (giustamente) di indagare sulle “provocazioni” che aveva subito il nostro giocatore. Totti venne sanzionato dalla Commissione disciplinare e nessun Blatter si sognò di interpretare il suo gestaccio come un’offesa alla Chiesa luterana di Danimarca.
Adesso invece, dopo il caso Materazzi-Zidane, pare che se hai un alterco con un giocatore musulmano o litighi al semaforo con un automobilista marocchino, e quello ti mena, rischi di essere processato. Tu, non quello che ti ha messo le mani addosso. Processato per razzismo. E islamofobia.
Ma sono diventate matte le élites europee? Cosa vogliono, che prima di reagire a tanta arroganza ci sequestrino i giocatori come gli hezbollah sequestrano i soldati israeliani? La grande combriccola degli zidanisti è in evidente stato di delirio vittimistico. Hanno bisogno del dottore per la testa. Non di illudersi di vincere a tavolino la partita che hanno perso in campo.
Il buon senso (inascoltato) di Le Figaro
Detto questo, anche tra i francesi c’è chi si è chiamato fuori dal coro degli hooligans anti-Materazzi. «Zidane non è un dio e una partita di calcio è solo una partita di calcio». Peccato che questo richiamo al buon senso del quotidiano Le Figaro non abbia sortito alcun effetto. I media parigini (si è distinto il socialista Liberation, vedi pagina 2) hanno vomitato un mare di insulti sul nostro giocatore e su tutti gli italiani. Così facendo, alimentando l’imbecillità sciovinista intorno alle maleparole rivolte da Materazzi al bomber dalla testa di bronzo, sembra che vogliano processare l’Italia intera. E magari chiedere la nostra espulsione dalla comunità europea (e sarebbe un’idea, così magari entriamo nel più civile Commonwealth). E perché non dichiararci guerra, così magari Corsica e Nizza insorgono e ritornano italiane?
La palla è rotonda e non mezzaluna
Cretinerie a parte, di discussioni in campo che finiscono con l’espulsione del calciatore che mette le mani o, nel caso, la testa addosso al collega che gli ha fatto fallo o gli ha dato del figlio di buona donna (o, nel caso, di buona sorella), ne succedono ovunque, in tutti gli stadi del mondo (si chiama “fallo di reazione” e il cartellino rosso dell’arbitro esiste per questo). Così è il calcio, bellezza. In tutto il mondo (eccetto, forse, che in Iran). Francia compresa. Ora, che la madre di Zinedine creda di vivere nei paesi della mezzaluna e si permetta di mandare a dire per tramite i giornali «Voglio i coglioni di Materrazzi su un piatto»; o che il rettore della moschea di Parigi, presentato dal governo francese come «il rappresentante dell’islam in Francia», si permetta di lanciare una fatwa contro il nostro giocatore, e nessuna autorità politica e sportiva internazionale abbia sin qui (scriviamo in data 14 luglio) detto nulla, sono cose che, francamente, ci possono anche stare in questa pazza Europa che condanna le Fallaci e assolve gli islamisti.
E Francesco Borrelli e Guido Rossi dov’erano?
Ma che la vicenda si sia trasformata in un caso politico internazionale. Che la Fifa apra un’inchiesta su Materazzi invece che sulla testa fine che gli stava per spaccare lo sterno. Che la tv francese tratti Zizou come un presidente della Repubblica e lo faccia sfilare in prima serata nei panni della povera vittima, bè, francamente è troppo. Se le Melandri, i Borrelli e i Rossi non fossero stati così occupati a massacrare il nostro calcio, qualcuna delle autorità sportive e politiche italiane avrebbe dovuto alzare il ditino per tempo e protestare vigorosamente contro tanta ignominia ideologica e protervia antisportiva. Non l’hanno fatto. Mal gliene incolga.
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