Il servizietto di Repubblica

Di Manes Enzo
20 Luglio 2006
Un atto gravissimo privo di giustificazione, di lucidità e senso delle proporzioni. Ecco perchè Emanuele Macaluso, coscienza critica della sinistra riformista, non può assolvere il 'Giornale Partito' «che non tiene conto del bene comune»

«Gravissimo. è stato un atto gravissimo». Emanuele Macaluso, già direttore dell’Unità e oggi del mensile Le Ragioni del Socialismo, politico di lungo corso e coscienza critica della sinistra riformista, non ha dubbi nel condannare la scelta di Repubblica di pubblicare il contenuto dell’interrogatorio di Renato Farina reso davanti ai pm di Milano Romanello e Civardi. In quella paginata, firmata a quattro mani da Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, si riportava anche il passaggio dove si riferiva di un giornalista di Al Jazeera che, con il nome in codice “Cedro”, lavorava per il Sismi.
Direttore, stavolta Repubblica l’ha combinata grossa.
L’episodio è molto pesante. Prima di tutto bisogna domandarsi come è possibile che verbali secretati arrivino in mano a giornalisti e quindi pubblicati. Nel merito dell’iniziativa di Repubblica, trovo inquietante che si pubblichi nome e cognome di una persona, al di là del fatto che sia vero o falso il ruolo che gli viene assegnato nella vicenda, non preoccupandosi minimamente delle conseguenze, del fatto di esporla a pericoli concreti.
In possesso di quei verbali lei li avrebbe pubblicati?
Assolutamente no. E per una ragione molto semplice. Perché lì viene esposta una persona a rappresaglie gravi. Quando si riporta che quel giornalista di Al Jazeera ha lavorato per i servizi segreti, si compie un’azione assai pericolosa. Come non rendersi conto del momento che stiamo vivendo, del clima pesante, delle tensioni continue. No, è stata una decisione che non trova alcuna giustificazione.
Ma perché Repubblica lo ha fatto?
I direttori purtroppo mettono lo scoop davanti a tutto. Poi è evidente che è in corso una lotta politica aperta cui i giornali non sono estranei. Però anche nella lotta politica è necessario avere il senso delle proporzioni. Conservare la lucidità e fermarsi un attimo prima di compiere atti di tale gravità. Arrivo a dire che se proprio Repubblica non voleva rinunciare alla pubblicazione dell’interrogatorio di Farina, doveva preoccuparsi di tenere fuori quel giornalista di Al Jazeera, in modo da non comprometterne la vita. In questi casi ci sono gli omissis.
Pare in corso una lotta senza esclusione di colpi…
… e i giornali certo partecipano attivamente a questa battaglia di poteri che coinvolge le strutture dello Stato.
Intanto si parla di riformare il Sismi.
Più che un problema di riforma vedo un problema di guida politica, di solidità del sistema. Infatti, questo tipo di vicende, si verificano sempre nel momento in cui il sistema politico mostra debolezza. Non dimentichiamo che in Italia le vicende dei servizi sono sempre state collegate alla lotta politica nazionale e internazionale. E alle debolezze delle forze politiche e del sistema politico.
A chi giova questo attacco ai servizi?
Il problema non è attaccare i servizi. Se sono successe cose gravi non vanno taciute. Come avviene negli Stati Uniti, il Paese simbolo della libertà di stampa. Insomma, è sacrosanta la richiesta della verità, delle cose come stanno. Ma qualsiasi iniziativa deve muovere da una preoccupazione di fondo: che i servizi non sono di proprietà di governo e opposizione, ma sono strutture dello Stato. Su questo vi è un ritardo. Non è ancora maturata in Italia, per una debolezza endemica e storica che non si riesce evidentemente a sanare, la consapevolezza di ciò che è dello Stato e quindi di tutti i cittadini. E i servizi, come dice la parola stessa, sono al servizio di tutti noi.
Quindi?
Quindi la lotta politica non deve andare contro il bene comune.

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