Polito:«Basta diffamazioni. Paghi chi non rispetta la privacy»
Politica e giornalismo, in questi giorni, sono al centro di una polemica feroce. Antonio Polito, ex direttore del Riformista e senatore della Margherita dice a Tempi: «Io più che in termini di stampa e di limiti porrei il problerma in termini di fonti: la stampa può vivere in due modi, con l’autoregolamentazione in stile britannico o con le leggi vigenti che impongono segretezza, riservatezza rispetto del segreto istruttorio e così via. In tal senso la magistratura, così solerte nell’occuparsi dei reati, dovrebbe occuparsi anche di questo un po’ più spesso e con un po’ più di energia. Ritengo che un’autoregolamentazione, come in Gran Bretagna, sarebbe l’ipotesi migliore: creare dei veri e propri codici dei media che affidino ad un authority il diritto di sorvegliare su queste decisioni. Per quanto riguarda inchieste che si basano su intercettazioni, invece, c’è un fatto sconvolgente come dice Giuliano Amato: le intercettazioni non sono materiale giudiziario in senso stretto, vengono infatti pubblicate prima di diventarlo (quando non si pubblicano addirittura brogliacci). Questo materiale è materiale di polizia, è di parte, spinge il pm a guardare verso una certa direzione: non è giusto che venga reso pubblico. Oppure vengono pubblicate cose che non diverranno mai materiale giudiziario perché riguardano persone che non saranno indagate o che addirittura sono terze, non c’entrano affatto con la vicenda. Questa è una colossale denigrazione di persone verso cui la magistratura non ha avviato indagini e magari non le avvierà mai. Ci indignamo per le intercettazioni pubblicate sui giornali, ma ci sono centinaia di inchieste che pur non portando a nulla, poiché non c’è luogo a procedere, vedono le intercettazioni restare agli atti. Un tempo, se un giornale scriveva che sono un ladro, si macchiava di reato di diffamazione a mezzo stampa. Oggi, pubblicano le intercettazioni di due persone che dicono che sono un ladro e non incorrono in nessun reato. Ma io sono diffamato lo stesso. Nell’eventualità di un codice di autoregolamentazione vedrei bene delle sanzioni pecuniarie invece che tante nuove fattispecie di reato inefficaci: affidiamo al mercato la regolamentazione. Dovremmo dare poteri di sanzione pecuniaria molto forti al garante della privacy come accade per l’Antitrust».
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