Durezze britanniche (ma lassù sanno di essere in guerra)

Di Bottarelli Mauro
20 Luglio 2006

Era il 22 luglio 2005 quando Jean Charles de Menezes, elettricista brasiliano di 27 anni residente a Tulse Hill, prende la metropolitana alla fermata di Stockwell: qualcosa non va, il suo abbigliamento, il suo atteggiamento insospettiscono gli agenti dell’antiterrorismo che dal giorno prima, quando una seconda ondata di attentati contro la capitale britannica è stata evitata solo per motivi logistici, godono dell’ordine di shoot-to-kill, sparare per uccidere. Così accade: una breve fuga, un misunderstanding degli agenti e una raffica di quaranta colpi pone fine alla vita innocente di Jean Charles de Menezes. Capo della polizia destituito? Agenti coinvolti nella sparatoria arrestati? Nulla di tutto questo. Ian Blair, capo di Scotland Yard, è saldamente al suo posto e Tony Blair, primo ministro britannico, ad ogni richiesta di dimissioni ha opposto la stessa frase: le forze di sicurezza, i loro rappresentanti e i loro dirigenti hanno il totale sostegno del governo. Gli agenti arrestati e processati? Niente, addirittura il presunto responsabile dell’omicidio avrebbe goduto di una vacanza premio per superare al meglio lo stress psicologico per l’errore compiuto. Scandalo nel paese? Nulla. Certo, nessuno ha applaudito l’errore e la morte di un innocente ma a Londra sanno di essere in guerra e quindi questi errori vanno purtroppo contemplati.
Alba del 2 giugno 2006, quartiere di Forest Gatem a Londra. Cinquecento agenti dell’antiterrorismo – l’azione più ad ampio spettro mai compiuta nel Regno Unito – fanno irruzione nella casa di due fratelli di religione musulmana e li arrestano dopo una breve colluttazione durante la quale un colpo di pistola raggiunge uno dei sospettati alla spalla. Alla fine si scopre che l’allarme era inesatto: capo della polizia rimosso? Agenti puniti? Paese in rivolta contro il governo? Ancora una volta no, niente di tutto questo.
Venerdì 7 luglio, Westminster, la Camera dei Lords con un voto a sorpresa dà il via libera a quanto richiesto da Scotland Yard per meglio contrastare il rischio terroristico nel paese: i sospetti potranno essere trattenuti in stato di carcerazione senza prove per 28 giorni. Ma lassù, si sa, sono in guerra.

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