Miliardi di fondi in fondo ai cassetti
Amministrazione lenta, burocrazia inefficiente. Mentre le carte fanno la spola tra un ufficio e l’altro di Bruxelles, tutto è fermo, congelato. Anche gli aiuti umanitari rimangono lì nel cassetto, in attesa di una firma e di una marca da bollo. La Commissione Ue è il secondo donatore al mondo ma anche il più lento. Nel 2002/2004, per esempio, Bruxelles ha stanziato 7,4 miliardi di euro in aiuti, una cifra pari al 10 per cento del suo bilancio annuale destinato al sostegno economico dei paesi in via di sviluppo. Bel gesto, peccato che non arrivino quasi mai a destinazione nei tempi previsti e per intero. Appunto, per i fondi 2002/2004, Bruxelles ha versato nel primo anno solo il 17 per cento dell’importo finanziario, il 28 per cento nel 2003 e il 76 per cento nel 2004. Alla fine manca all’appello quel 24 per cento (1,8 miliardi, non poca roba). L’esecutivo dell’Unione Europea ha difficoltà soprattutto quando i donatori scelgono di supportare specifici programmi di sviluppo. Lì la macchina s’inceppa. E in questo caso, spiega la Ong “Save the children”, «i ritardi nella distribuzione del budget implicano che insegnanti e personale medico non siano pagati o che importanti forniture di medicinali o testi scolastici non arrivino ai bambini».
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