Lavorare per una soluzione globale

Di Tempi
24 Agosto 2006
Madrid è nella direzione opposta allo spirito di dhimmitudine

I fatti sembrano confermare quello che avevamo scritto nell’editoriale all’inizio del conflitto: optando per una reazione militare su larga scala alla provocazione di Hezbollah, Gerusalemme ha messo i piedi in una trappola da tempo preparata dall’Iran. La tregua e i 15 mila soldati Onu di interposizione sono un primo e importante passo avanti. Ma non la soluzione del conflitto. Anche perché il timore che riprendano attentati e attacchi contro Israele è più che giustificato, viste le attitudini bellicose di Hezbollah e dei suoi alleati di Teheran. Il rischio è – tamponata momentaneamente la falla della guerra tra Tsahal e il partito di Nasrallah – che il resto del Libano ripiombi nella sanguinosa guerra civile degli anni Settanta-Ottanta e torni alla condizione di protettorato siriano-iraniano, da cui si stava lentamente emancipando dopo la “rivoluzione dei cedri” del 2005 e il trionfale ingresso dell’Iran di Ahmadinejad fra le potenze di riferimento nella regione.
L’unica strada per scongiurare questi esiti è indicata da padre David Jaeger su queste pagine: convocare una nuova Conferenza di Madrid, con gli stessi attori di allora, per una soluzione globale di tutti i conflitti aperti nella regione. Essa avrebbe il non piccolo vantaggio di tenere fuori l’Iran, cosa che non dispiace nemmeno ai governi arabi (con la sola eccezione della Siria), depressi all’idea di un’egemonia iraniana (cioè sciita e non araba) sulle loro scelte politiche. In questo contesto appaiono deplorevoli le parole del presidente del Consiglio Romano Prodi al giornale egiziano Akhbar Elyom secondo cui «senza l’Iran non si va da nessuna parte». Insieme all’Iran, si va dove vogliono andare i fascisti islamici, in quello spirito di appeasement e di dhimmitudine che prepara la via ad altre guerre.

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