Un’altra Madrid

Di Jaeger David
24 Agosto 2006
La soluzione non sta nella forza di interposizione, ma nel riavvio del negoziato per un accordo regionale fra arabi e israeliani. Tenendo fuori l'Iran

Israele è stato oggetto di una grave aggressione gratuita da parte di un’organizzazione terrorista ospitata apertamente da uno Stato vicino, questo è il primo elemento che caratterizza l’odierna situazione. Il secondo riguarda le critiche che sono state mosse alla risposta israeliana, accusata praticamente da tutti di essere stata sproporzionata, considerato l’alto numero di vittime causate fra la popolazione civile e la distruzione di infrastrutture. Ora la questione è: come si potrebbe procedere dall’attuale situazione di conflittualità bellica a una di stabilità e possibilmente alla pace? Attualmente si fa un gran parlare di una forza di interposizione internazionale. Se la forza multinazionale avrà l’obiettivo di assistere il governo libanese nel disarmare Hezbollah e nell’affermare la propria sovranità sul proprio territorio, sarà una cosa buona. Però è necessario che sia chiaro l’obiettivo, perché i confini in quella parte del mondo sono pieni di forze internazionali che diventano una specie di componente del paesaggio, senza funzioni ben chiare.
Tutta questa energia che adesso si spende intorno alla composizione della forza multinazionale, sarebbe meglio dedicarla a ideare un grande meccanismo che porti veramente alla pace. Il primo paragrafo della dichiarazione finale della Conferenza di Roma del 25 luglio scorso ricorda la necessità di una soluzione regionale per ottenere la pace. Ne sono convinto anch’io, e trovo interessante che un consesso internazionale lo abbia riconosciuto così apertamente. Io credo che bisognerebbe ripristinare il meccanismo della conferenza a suo tempo convocata per iniziativa del presidente George Bush a Madrid nel 1991. Essa mirava a fare da cornice ad una serie di accordi di pace tra Israele e i suoi vicini arabi in un contesto caratterizzato anche da intese multilaterali sulle questioni di comune interesse. I risultati della conferenza di pace di Madrid, con la sua architettura completa di pacificazione nella regione intorno a Israele, sono stati accettati da tutti gli attori. E il suo meccanismo rimane, per quello che ne so, giuridicamente in esistenza. Quindi basterebbe riconvocarla e celebrarne ulteriori sessioni per andare avanti. È certamente una via faticosa, che richiederà a tutti i partecipanti molto impegno e pazienza, ma non conosco un’altra via. Solo così – come hanno riconosciuto anche i ministri degli Esteri riuniti a Roma – si risolvono i molteplici, distinti ma alquanto interconnessi conflitti della regione e si ridà a Israele la pace e la sicurezza, alla Palestina la libertà, al Libano l’integrità nazionale.

Esclusi Hezbollah e Teheran
Quanto ad Hezbollah, non possiamo considerarlo parte di un conflitto con Israele: è un’organizzazione armata che un giorno, dal nulla, ha deciso di lanciare un attacco contro il territorio israeliano. Pare che sia eterodiretto dall’Iran, ma questo è più che altro un problema di intelligence. L’obiettivo politico è ridare allo Stato libanese la possibilità di esercitare la sua sovranità, che vuol dire, secondo la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, disarmare la milizia armata di Hezbollah. Che potrà restare come partito politico, parte della scena politica libanese, ma non come forza armata.
E il ragionamento vale anche per l’Iran: non c’è una pace da fare fra iraniani e israeliani, perché l’Iran non ha una frontiera con Israele e non fa parte della Lega Araba. Israele ha bisogno di concludere una pace duratura con Palestina, Libano e Siria e di rafforzare così anche gli accordi di pace già esistenti con Giordania ed Egitto. Con tutto questo l’Iran non c’entra nulla e un nuovo appuntamento a Madrid non lo riguarderebbe.

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