In breve dal mondo
Nuovi martiri in Indonesia
Non sappiamo se la condanna a morte a carico di Fabianus, Dominggus e Marinus, i tre cattolici indonesiani ritenuti (pare in un processo ingiusto) responsabili di violenze confessionali avvenute nel 2001 in provincia di Sulawesi, sarà eseguita. Sappiamo però che cominciano ad essere tanti i segnali inquietanti in provenienza dal paese islamico più popoloso della terra. Come la decisione di alcuni gruppi integralisti di reclutare volontari per il jihad in Medio Oriente. La cosa ridicola è che il governo non ha opposto resistenza. Hassan Warajuda, ministro degli Esteri di Jakarta, ha spiegato che l’Indonesia «è una nazione in cui la gente è libera di andare all’estero e non è richiesto alcun permesso di uscita». Un altro segnale è la fatwa emanata l’anno scorso dal Consiglio degli ulema indonesiani (Mui) contro le interpretazioni liberali dell’islam. «Tutti i loro insegnamenti sono devianti», aveva spiegato lo sceicco Maaruf Amin. Per esempio? «Dicono che un uomo non può avere più di una moglie per evitare discriminazioni fra i sessi, mentre la poligamia è autorizzata dall’islam». La fatwa dichiara haram (illecito) il pluralismo perché sottintende che tutte le religioni sono valide. «I musulmani devono poter dire che la propria è l’unica vera religione», aveva precisato Amin, che è anche leader di Nahdatul Ulema (la Rinascita degli ulema), il maggiore movimento islamico indonesiano, con circa 35 milioni di membri. Secondo il vice presidente del Mui, Umar Shibab, i gruppi liberali si stanno facendo influenzare dal pensiero occidentale. «Le opinioni che si stanno sviluppando in Europa e in America sono eretiche e qui non sono ammesse». [ce]
La carità pelosa di Delanoë
Delanoë non vuole cacciare nessuno, «basta che i senza fissa dimora (Sfd) si spostino un po’, giusto quel che basta per non essere presi nella foto». Così il quotidiano Liberation ha ironizzato sull’improvviso attivismo del sindaco di Parigi nei riguardi dei clochard alla vigilia della quinta edizione di “Paris Plages”, la manifestazione che trasforma 2,5 chilometri di bordo Senna in una spiaggia grazie a 2.500 tonnellate di sabbia, 250 ombrelloni e alcune decine di palme. Dopo avere ignorato il problema per tutto l’inverno, Delanoë ha invocato soluzioni per i Sfd,
in particolare «per coloro che vivono in una tenda sotto il sole». A molti non è sfuggito che le tende in questione sono ben visibili dal percorso di Paris Plages. Delanoë si è indispettito e ha dichiarato: «non cerco di cacciare i Sfd, cerco di spalleggiarli». Sarà anche così, ma a credere a Mylène Stambouli, l’assessore del Comune di Parigi che si occupa della lotta all’esclusione, «l’operazione Paris Plages obbligava a fare un certo inventario della situazione dei Sfd». Ancora più chiaro il commento di Emmaus, una delle due associazioni caritative a cui è stato affidato il tentativo di far sloggiare i clochard: «Ci è stato chiaramente detto che il nostro intervento aveva un rapporto con Paris Plages». [ga]
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