Coi moralisti riempiremo l’inferno
Mio caro Malacoda, confondere, confondere, confondere. Non mi interessa se il tuo paziente adesso si dice cristiano. Cristiano, ateo, agnostico, teista. lascia che si definisca come meglio crede, l’importante è, mentre si sente assolutamente sicuro di sé, che abbia le idee confuse. Non ti preoccupare se è uomo di saldi princìpi, anzi, per noi sono i migliori; preòccupati, e seriamente, quando nella sua mente si fa strada la percezione che qualche cosa sia vero. Devi tenerlo a tutti i costi lontano dall’idea che una cosa o una persona sia indubitabilmente e in modo inattaccabile esattamente quello che appare alla vista. C’è un modo pressoché infallibile per distoglierlo da questa posizione pericolosa, insinuargli quotidianamente che il problema di fondo è la questione morale (avremo tempo per imparare a sfruttare come si deve questa parola, perché anche il Nemico sa usarla per la sua causa, per ora ricordati che quella sua fissazione di volere che gli uomini siano liberi può essere il suo punto debole). Quindi, se per esempio il tuo paziente, come mi hai scritto nel tuo ultimo rapporto, incontra delle persone che lo colpiscono, qualcuno per il quale provi un genuino interesse anche solo intellettuale, fa’ in modo che non si ponga mai la domanda «Chi è?», ma piuttosto: «Come si comporta?».
Questa attitudine deve manifestarsi anche nelle attività intellettuali. L’altro giorno hai perso un’occasione d’oro. Quell’articolo del Wall Street Journal sulla situazione internazionale gli stava chiarendo le idee, non dovevi permettergli di arrivare alla fine. In situazioni simili devi intervenire non appena inizia a muovere leggermente su e giù la testa e far correre il suo occhio direttamente alla firma: «Ah.». In quell’attimo ti giochi tutto, un istante di sospensione dell’assenso e ti infili con la più efficace delle domande: «Cui prodest ?», e a ruota: «Senti da che pulpito» (tutti hanno un’incoerenza a cui essere impiccati), e poi in crescendo: «Ma chi lo paga?». Fa’ che in quel momento non pensi al suo stipendio e meno che mai a quel bilocale ereditato dalla zia e affittato in nero a sei studenti universitari, ma si fissi con indignazione sul conto corrente della grande firma e non su quello che ha scritto.
A questo punto puoi lasciarlo divagare, pensi quello che vuole, faccia tutti i collegamenti logici che vuole. Il Nemico chiama sprezzantemente questa attività «arzigogoli della mente», non li sopporta, e invece sono il nostro trionfo. A questo punto il tuo paziente avrà sollevato lo sguardo dalla pagina che ha di fronte, lo avrà fissato in un punto indefinito, per ‘concentrarsi’. In realtà non sta guardando più nulla, non ha più niente davanti ai suoi occhi, quelle parole che lo avevano sorpreso per la loro nettezza sono lontane, sfocate. abbandonato ogni rapporto con la realtà, piegherà il giornale e lo butterà con fastidio sul tavolino: «La solita propaganda americana!».
Alla settimana prossima. Tuo affezionatissimo zio
Berlicche
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