Con ‘Il senso religioso’ in arabo batteremo i fondamentalisti
I l libro è un invito a riflettere, un invito alla libertà, un invito a recuperare quello che hai guadagnato dai tuoi genitori, a riguadagnartelo, un invito all’amore alla verità dell’oggetto più di quanto siamo attaccati alle opinioni che già ci siamo fatti su di esso. Monsignor Luigi Giussani non presenta un’ideologia e non vuole trasformare la religiosità in un mondo chiuso. L’obiettivo è far sì che il senso religioso diventi il motore di una vera conoscenza sia del mondo sia dell’uomo. La stampa di questo libro e la sua diffusione in lingua araba è importante. In Egitto la fede tende a chiudersi in se stessa; ricordo un’intervista in cui la guida suprema dei Fratelli Musulmani dichiarava: «Sia maledetto l’Egitto e tutto quello che c’è in Egitto». La guida insultava il proprio paese perché non considerava né sé né il proprio gruppo in interazione con la gente, ma voleva esserne solo il tutore, senza rispettarne la libertà.
Di qui l’importanza di un’opera come Il senso religioso per i musulmani e per gli arabi. Questo libro apre la religione alla vita perché don Giussani – e questa è stata per me una sorpresa – non è soltanto uomo di religione, ma è un uomo di vita. Non ha cercato la religione nei testi sacri come fanno i religiosi di tutto il mondo, trasformando spesso la religione in un insieme di comandamenti e di divieti, ma ha invece cercato la fede nella vita, nella letteratura, nella poesia, nell’arte, nella gente. Così facendo ha protetto la religiosità dalla chiusura che la trasforma in uno strumento di oppressione anziché di libertà. L’opera non presenta la religione in quanto alternativa alla vita, ma come incentivo alla vita, un incentivo per vivere in libertà, per trovare se stessi, per conoscere la realtà del mondo.
I gruppi radicali islamici presentano, invece, la religione come alternativa alla vita e all’uomo stesso. Quindi un uomo ha sempre la necessità di riformare se stesso secondo l’ideologia che loro professano. è un suicidio. Questi gruppi non riconoscono la libertà, perché la libertà è un pericolo per il mantenimento del loro potere. Sostituiscono la libertà con dei comportamenti e dei precetti.
Rimane allora da porsi una sola domanda: come possono le idee di don Giussani arrivare alla gente semplice e normale, agli analfabeti, ai poveri del mondo arabo islamico? Come dice l’autore «se le cose sono come le vediamo, allora siamo disperati». La nostra battaglia è una sola, sia in Europa sia in Egitto. Qui dovremo combattere contro la venerazione della forza e del consumismo; là dovremo lottare contro l’arretratezza e per la libertà. Si tratta alla fine di condurre una lotta per il medesimo scopo: la battaglia della libertà, la battaglia dell’uomo.
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