Quei fili lavorati in mulini ed esportati in tutto il mondo
Un peso notevole. Nel 2005 le vendite di Pasta Zara (primo esportatore italiano e secondo produttore nazionale) uscita dagli stabilimenti di Riese Pio X, in provincia di Treviso e Muggia, in provincia di Trieste, hanno toccato la cifra di 207 mila tonnellate. L’obiettivo del Gruppo è quello di raggiungere entro il 2010 le 235 mila tonnellate annue, riversandone 15 mila sul mercato italiano. Per dire del balzo in avanti dell’azienda, nel 1998 realizzava 97 mila tonnellate l’anno e quasi nulla sul fronte interno.
Sicurezza alimentare. Storia e percorso. Di un alimento destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. Si tratta della rintracciabilità o tracciabilità di filiera. Ciò consente agli operatori del settore di individuare chi abbia fornito loro un alimento, risalendo al lotto di partenza, mettendo a disposizione le informazioni al riguardo, vale a dire delle identificazioni documentali relative ai flussi di materiali e agli operatori di filiera. Inoltre gli alimenti devono essere etichettati come si conviene e identificati per agevolarne la rintracciabilità; in altre parole devono presentare la loro “carta d’identità”. Mentre con il termine di tracciabilità si intende il processo informativo che segue il prodotto da monte a valle.
Marco Polo. A Cerveteri, in una tomba etrusca, le prime tracce storiche della pasta. Emergono sotto forma di strumenti per la loro fabbricazione e cottura. Intorno all’anno 1000 Martino Corno, chef del potente Patriarca di Aquileia, si cimenta nella scrittura di rudimentali ricette a base di pasta. Nel 1150 il geografo arabo Al-Idrisi fa menzione in uno scritto di aver visitato nei pressi di Palermo «case e mulini dove si fabbrica pasta in forma di fili». Si tramanda che nel 1295 Marco Polo, di ritorno dalla Cina, abbia portato in Italia la pasta. Era naturalmente un tipo di alimento che nulla aveva a che fare con la pasta di grano duro. Invece nel 1740 Venezia concede la licenza di apertura del primo pastificio. Ma l’amore di Emanuele Bragagnolo per la pasta scoppia a Napoli.
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