Lombarde intese

Di Bottarelli Mauro
07 Settembre 2006
Il presidente ds della Provincia di Milano dice sì alla grande coalizione con Formigoni. «Altro che neo-centrismo, è la gente a chiederlo» Mobilità, infrastrutture e federalismo fiscale. Per Filippo Penati grazie al governatore della Regione si torna a parlare di urgenze concrete

Come nella vecchia canzone dei Righeira, l’estate sta finendo. Ma ad andarsene, in questo caso, non è un anno bensì la compattezza dell’Unione lombarda, terremotata dall’iniziativa del presidente Roberto Formigoni di un tavolo comune di lavoro e confronto sui temi del federalismo e delle infrastrutture. Come il primo temporale di settembre, quello che spazza via per sempre il caldo e i cieli tersi, l’intervista a Repubblica del parlamentare milanese di Rifondazione comunista, Augusto Rocchi, ha chiarito a tutti quale sarà il clima che accompagnerà l’autunno della sinistra locale. Di questo e del progetto di una “Grosse Koalition del fare” in salsa meneghina Tempi ha parlato con Filippo Penati, presidente diessino della Provincia di Milano.
Presidente Penati, Augusto Rocchi la accusa di essere molto impegnato nel «progetto neo-centrista» lanciato da Formigoni e di non rispettare il programma di governo dell’Unione. Cosa risponde?
Io credo di aver già detto chiaramente che non esiste alcuna tentazione neo-centrista né di cambiamento della geometria dei poli. Ma il punto non è questo. Bisogna essere miopi per non accorgersi che si è aperta una nuova fase, interessante, sul piano politico, finalizzata alla ricerca di un consenso più ampio e alla costruzione di quelle opere che la nostra Regione e Milano attendono da troppi anni: penso, prima di tutto, alle infrastrutture ma anche alla riforma federale dello Stato.
Formigoni ha colto tutti di sorpresa con la sua iniziativa, quasi a voler dare uno scossone al torpore della politica nazionale su questi temi. Gli riconosce questo merito?
Sì. Ma bisogna anche ricordare, non per essere polemici ma per amore della verità, che negli ultimi cinque anni la discussione su questi temi, federalismo in primis, è stata accantonata per far spazio alle istanze di una parte della Casa delle Libertà che spingeva per un progetto come quello della devolution, antitetico alla riforma del Titolo V del 2001, poi bocciato dai cittadini con un referendum. Oggi Formigoni bene ha fatto a rilanciare seriamente la discussione: suo merito principale è stato quello di capire che nonostante la gente abbia detto “no” alla devolution, il tema del federalismo è tutt’altro che morto. E l’ultima campagna elettorale, in tal senso, ce lo ha dimostrato chiaramente. La sconfitta della devolution è stata giustamente interpretata da Formigoni come un punto d’inizio per una nuova discussione e non un punto d’arrivo dalle connotazioni prettamente negative. Su questo sono d’accordissimo: giusto bocciare quella brutta legge ma guai a bloccare il cammino del federalismo. In questo senso il presidente ha lanciato un importante sasso nello stagno della politica nazionale, un segnale che almeno nelle intenzioni ha subito incontrato l’interesse e l’attenzione del governo, basti pensare al tavolo per Milano di Romano Prodi o all’atteggiamento positivo del ministro Antonio Di Pietro sul tema delle infrastrutture. Quella di arrivare a larghe intese su questi temi è una necessità inderogabile, è la gente a chiedercelo.
Quali sono le urgenze che Regione e Provincia dovrebbero mettere per prime sul tavolo delle larghe intese?
Sicuramente è sotto gli occhi di tutti il tema delle infrastrutture, della mobilità, della rete di collegamento lombarda: la Pedemontana, la Brebemi, ad esempio. Ma non solo questo. Esiste anche un’emergenza per il sistema ferroviario, l’ammodernamento delle strutture e delle carrozze, pensiamo alla rete metropolitana per Milano e l’hinterland. Questi temi sono in cima alle nostre priorità perché sono argomenti che vanno a incidere sulla vita quotidiana dei cittadini e dei lavoratori che hanno necessità di spostarsi in maniera più veloce, comoda e sicura all’interno della nostra regione. C’è poi un secondo tema importante, ovvero come dare attuazione alla riforma del Titolo V. Per quanto mi riguarda, la risposta è chiara e inequivoca: per dare una spinta decisiva allo sviluppo di una regione importante e avanzata come la Lombardia non si può che partire dal federalismo fiscale. Partendo da quel punto, poi, si può approcciare qualsiasi tipo di riforma federale dello Stato. Basta volerlo.
A proposito di mobilità dei cittadini e dei lavoratori lombardi, come valuta l’introduzione del ticket d’ingresso a Milano avanzata dal sindaco Letizia Moratti?
Io sono pregiudizialmente contrario ma è un tema molto delicato. Questo non deve essere un tributo che quelli che stanno fuori dal capoluogo devono pagare per entrare, quasi dovessero comprarsi l’ingresso in un’area privilegiata. Se questo non è, allora deve essere un ticket intelligente atto a scoraggiare l’uso dei mezzi di trasporto privati: in questo caso sono d’accordo, ma occorre offrire alternative ai pendolari in fatto di trasporto e ragionare come area metropolitana. Temo che questa proposta, così com’è, abbia invece una pericolosità insita nella sua struttura: se passa infatti il concetto, avanzato dal sindaco Letizia Moratti, che questa gabella serve a parziale risarcimento dei milanesi per l’inquinamento da traffico, allora temo che partirà un processo imitativo da parte degli altri comuni che non ci porterà da nessuna parte.
E cosa significa iniziare a ragionare come area metropolitana?
Dobbiamo partire da un punto chiaro, ovvero dalla nostra proposta in base alla quale la città metropolitana deve essere sostitutiva della Provincia di Milano. Poi dobbiamo sederci a un tavolo e capire cosa occorre fare per sviluppare questo progetto, a partire dalla governance di settori come mobilità, ambiente, trasporti, energia.

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