Quei bravi crocerossini che tifano Hamas
Obiettivo delle organizzazioni umanitarie nelle situazioni di guerra dovrebbe essere quello di aiutare i civili senza distinzioni. Una funzione alta e nobile che ricorda ai belligeranti che siamo tutti esseri umani, che vi sono comunque aspetti in comune anche tra “i peggiori nemici”. è l’altra faccia delle regole di guerra, per lo più rifondate dopo l’ultimo conflitto mondiale, secondo le quali persone o istituzioni civili non devono essere obiettivo di azioni militari. Queste invece, anche quando condotte con grande attenzione e tensione morale come nel caso di Israele, finiscono spesso per determinare morti nella popolazione e per distruggere edifici non “militari”.
Il bilancio in Libano e a Gaza, ad esempio, è senza dubbio drammatico e viene descritto negli ultimi numeri di The Lancet, prestigiosa rivista internazionale di medicina. Inaccettabile tuttavia che organizzazioni umanitarie e riviste scientifiche abbandonino la posizione terza di neutralità. Questo è successo ad esempio con l’esclusione per anni dalla Croce Rossa internazionale dell’analoga sigla israeliana o, come nel caso di Lancet, condannando una sola parte (di solito Israele) senza ricordare le responsabilità dell’altra. Senza ricordare ad esempio l’impiego dei civili e delle loro abitazioni come scudo da parte dei terroristi. È successo persino che ambulanze abbiano dato passaggi di nascosto a terroristi di Hamas “in missione”. Le critiche sono indispensabili, lo è anche la credibilità di chi le muove.
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