Quando i giovani fanno clic
Basta alzare gli occhi, puntarli sulla facciata della Nice e subito ne percepisci la vocazione innovativa. Hi-tech. L’azienda di Oderzo, che rappresenta una delle esperienze eccellenti di quel Nordest che ha ripreso a correre veloce, è impegnata in un settore dove per emergere deve affermarsi un pensiero sofisticato e un’idea non scontata di imprenditorialità: automazione per cancelli, porte da garage, tende e tapparelle. Una recente ricerca dell’Istituto Prometea-Anima parla di Nice come caso di successo nel campo dell’innovazione applicata alla meccanica. Un successo che ha superato di gran lunga i confini nazionali, con oltre l’80 per cento del suo fatturato che arriva dalla voce export. Insomma, un made in Italy che funziona. L’intuizione divenuta impresa è del presidente Lauro Buoro, un diploma di perito elettronico e una laurea sul campo, quella dell’aver compreso per tempo come la competitività dipenda in primo luogo dalla centralità della persona nell’impresa.
«Chi è un imprenditore? Una persona che deve creare squadra. E far capire alle persone quanto è importante il team. Deve dare motivazioni e mettersi in discussione tutti i giorni. Perciò, mai dare nulla per scontato. L’imprenditore sostanzialmente è un innovatore di processi. E un innovatore nei modi in cui comunica questo alle persone che lavorano in azienda. Secondo me questa è la chimica che premia. Se manca questo aspetto, ciao collante. E non si va lontano», dice il presidente, nato a Winterthur, Svizzera tedesca, figlio di una famiglia trevigiana emigrata. Operaia. Nice nel 2005 ha fatto registrare ricavi per 121 milioni di euro, con una crescita sull’anno precedente del 20 per cento e un utile netto del 21,6.
Stile e profitto
Il Gruppo, quotato in Borsa, ha chiuso il primo semestre di quest’anno con un fatturato consolidato pari a 71,6 milioni di euro (incremento del 30,2 per cento) rispetto ai 55 milioni di euro del 30 giugno 2005. Con un utile netto pari a 13,2 milioni di euro (+37,4 per cento). Le ragioni del successo? Buoro ne indica quattro: outsourcing di tutta la produzione coinvolgendo artigiani e realtà locali; caratterizzare il catalogo con interventi importanti su design ed ergonomia; puntare fin dal principio con decisione sull’export; destinare investimenti significativi alla voce marketing e comunicazione. Spiega: «Nice è a tutti gli effetti un’azienda di design. Certo, la tecnologia conta parecchio, però oggi più che mai l’innovazione estetica fa la differenza. Significa che mentre parecchie aziende del settore ritengono prevalente una domanda guidata dal bisogno legato esclusivamente al funzionamento, Nice individua come argomento di vendita anche il bello e il comodo».
Se la produzione è tutta collocata sul distretto trevigiano, venendo così a definire una forma evoluta di impresa-territorio, «in Nice ci si concentra fortemente sulla ricerca e sviluppo. Vi lavora un team di 50 ingegneri per studiare i nuovi prodotti che oltre alle virtù già dette abbiano anche quella di essere semplici da utilizzare, user friendly». Nice è un’azienda giovane, molto attrattiva. E che, soprattutto, assume: «Sono i giovani che danno la possibilità di trovare nuove idee. Hanno una voglia inespressa di rifarsi dei soliti luoghi comuni, di chi li vede solo come inguaribili sfaticati. Non è proprio così. I giovani vanno accesi. Coinvolti. Come desideravo essere coinvolto io quando ho messo piede per la prima volta in un’azienda. Investire sui giovani è una leva fondamentale di crescita. E infatti da noi l’età media è di 30 anni».
Buoro si sente da sempre un imprenditore. Addirittura da quando aveva 15 anni e «facevo le superiori. Volevo fare quel mestiere da grande, naturalmente non sapevo in quale ramo, però la certezza c’era. Da dove veniva? Probabilmente guardando alla mia terra che è una terra di piccoli ma grandi imprenditori. Mi hanno attaccato la febbre».
Il decollo sul mercato
Dopo la parentesi svizzera e terminati gli studi in Italia, Buoro inizia a lavorare in un’azienda che fabbricava radiocomandi. «Ci sono stato due anni e sono stati decisivi per capire in quale direzione mi sarei mosso. A 22 anni, nel 1984, fondo la mia prima società che produce per conto terzi. In breve tempo mi accorgo di margini di crescita sempre più bassi e prospettive con troppi punti interrogativi. Allora avevo altri due soci. Abbiamo incominciato a discutere sul futuro di questo settore. Loro manifestavano dubbi su dubbi. Decido così di andare avanti da solo». Nice parte nel 1991 con l’ambizione di stravolgere il mercato. «Dovevamo essere aggressivi e innovativi per conquistare immediatamente visibilità. Sapendo di confrontarci con un mercato presidiato da aziende leader e pertanto difficili da scalzare». Immediata la decisione di presentarsi sul palcoscenico internazionale sviluppando prodotti in paesi importanti. «Si parte con articoli elettronici per il comando a distanza di cancelli, garage. Per un paio d’anni andiamo avanti così. Poi ci rendiamo conto che crescere ancora in quel campo sarebbe stata dura, perché non fornivamo un prodotto completo ma un accessorio. Decidiamo di partire con la parte meccanica, l’hardware. Sviluppiamo le motorizzazioni. E nel 1996 Nice propone il pacchetto completo, cioè l’integrazione fra parte elettronica e meccanica. Alla fine degli anni Novanta l’azienda arriva a fatturare 30 milioni di euro. A quel punto ci interroghiamo sull’opportunità di sviluppare l’automazione anche all’interno della casa. Pensiamo a motori per tapparelle e tende. Acquisiamo un’azienda milanese alla fine del 2000 e nel giro di 3 anni la trasformiamo, trasmettendo il pensiero Nice. Nel 2003 diventiamo il primo operatore worldwide che offre al mercato un unico comando wireless per comandare a distanza l’interno dell’abitazione».
Sauna e zona fitness per gli impiegati
Il primo mercato di Nice è la Francia con 28 per cento dei ricavi nel 2005. L’Italia, con il 20 per cento, si piazza comunque al secondo posto. «La prima filiale, in Francia, l’abbiamo aperta nel 1995. Adesso siamo presenti nei più significativi paesi del mondo. Anche in Cina. Insomma, siamo usciti dall’Italia, Nice è andata dal mercato». Buoro una volta l’anno incontra i suoi collaboratori, uno a uno. Accade prima di Natale. Dice: «Vuole essere un modo per rafforzare il concetto di team. Mi interessa sapere da loro come è andato l’anno. Se ci sono state difficoltà, eccetera. Le persone in azienda devono stare bene. Ecco perché ho voluto staccarmi dal concetto tradizionale di industria manifatturiera per provare a dar vita ad una azienda che fosse a misura d’uomo». Anche la nuova struttura che sta nascendo a due passi dall’attuale headquarter farà suoi questi concetti, questo stile. Saranno allestiti spazi comuni assai confortevoli «con tanto di zona fitness e sauna», anticipa. Lì si sposterà la direzione generale, il marketing e comunicazione, il commerciale, il design e la logistica. Mentre la ricerca e sviluppo continuerà ad agire nella sede storica, altrettanto hi-tech.
Tutto rose e fiori? «No. L’impresa si trova ad aver a che fare con troppi intoppi burocratici. Il mondo che ci circonda è un po’ miope. Ci sono aziende che meritano più attenzione, che vannno supportate, soprattutto quando vogliono investire per crescere portando benefici a tutto il territorio. Per non parlare del mondo bancario che non dà finanziamenti. Purtroppo la pmi continua a rimanere un valore aggiunto che fa molta fatica ad essere percepito come una risorsa».
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