Madrasse boom

Di Bottarelli Mauro
14 Settembre 2006
Chiusa nell'East Sussex londinese una scuola dove si istruivano i giovani a farsi esplodere nelle stazioni dei treni

Era il gennaio 1999 quando, in piena crisi per una presa di ostaggi nello Yemen, l’allora ambasciatore yemenita a Londra inviò un chiaro avvertimento al governo di Tony Blair: il sequestro era gestito direttamente da fondamentalisti islamici con base nella capitale britannica. Il capo del commando aveva telefonato all’imam della moschea di Finsbury Park, Abu Hamza al-Masri, per chiedere istruzioni sul da farsi e quest’ultimo aveva reagito con disappunto al fatto che tra i sedici ostaggi non ci fosse nemmeno un americano: «Trattateli bene, sono la nostra unica arma», disse l’imam con l’uncino, intento a intavolare una trattativa per uno scambio di prigionieri che prevedeva la liberazione di nove estremisti islamici, tra cui cinque di nazionalità britannica.
Ma disse anche altro, l’ambasciatore: ovvero che lo stesso Abu Hamza stava utilizzando una scuola coranica nei dintorni di Londra, più precisamente nell’East Sussex, come campo di addestramento per futuri terroristi. L’allora ministro degli Esteri britannico, il defunto Robin Cook, disse ai Commons che «ci sono state indagini al riguardo e da queste è emerso che i campi sarebbero unicamente serviti per scuole di sopravvivenza e insegnamento delle arti marziali, fattispecie che non costituiscono reato in base alla legge britannica». Di più, la polizia dell’East Sussex definì le accuse dell’ambasciatore «totalmente inconsistenti».

«Dobbiamo ammazzarli tutti»
Sette anni e qualche strage islamista dopo, il governo di Tony Blair si è trovato a fare i conti con quella leggerezza, figlia legittima della political correctness e del multiculturalismo imperante. Sabato 2 settembre oltre 100 agenti di polizia e dei servizi segreti interni, MI5, hanno infatti arrestato 17 persone e posto sotto sequestro la scuola islamica “Jameah Islamiyah” di Tunbridge Wells, proprio nell’East Sussex. Nel parco della madrassa, di notte, l’imam di Finsbury Park avrebbe tenuto lezioni di addestramento militare per futuri terroristi il cui scopo era quello di farsi esplodere in centri commerciali e stazioni ferroviarie di superficie a Londra e Manchester. Alcune intercettazioni telefoniche e ambientali parlerebbero di un pericolo imminente ed effettivo: «Dobbiamo ammazzarne il più possibile, dobbiamo ammazzarli tutti». A mettere sull’allerta gli investigatori, oltre all’altissimo livello di sorveglianza scattato dopo gli attacchi del 7 luglio 2005, un rapporto dell’Ofsted – l’ente preposto al controllo dell’attività scolastica – del dicembre 2005, in base al quale la “Jameah Islamiyah Secondary School” «non aveva alcun tipo di rapporto con la comunità locale o con le scuole vicine, mostrava spaventose carenze a livello di insegnamento generale ed era fatiscente».

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