Pac: soluzione salvadanaio

Di Degli Occhi Alessandro
14 Settembre 2006

Pac: soluzione salvadanaio
I rapporti tra il risparmiatore italiano e il mercato azionario sono sempre più difficili. Come abbiamo scritto nel precedente numero di Tempi, molti si rifugiano nei titoli di Stato (Bot, Cct, Btp, Ctz, ecc.) oppure sui conti correnti che offrono un maggiore tasso di interessi. Il problema è sempre quello: il rischio. Così i propri risparmi rimangono parcheggiati su impieghi a basso rischio e a bassa remunerazione. Una delle soluzioni per evitare questa deriva potrebbe essere il Pac (Piano di accumulo capitale). Questo è una sorta di investimento a rate, così definito dal regolamento della Banca d’Italia: «servizio di investimento che consente di investire periodicamente (ogni mese, due, tre, ecc.) somme di denaro, anche piccole, in titoli di Stato, obbligazioni e/o azioni mediante l’acquisto di quote di fondi comuni d’investimento». È come un salvadanaio nel quale si versa una certa somma (minimo 100 euro) ogni mese che viene poi investita nei succitati titoli e azioni. Naturalmente la flessibilità è massima: si può prelevare quando si vuole senza rompere il salvadanaio. Il sospetto verso
i titoli azionari è ben radicato nel risparmiatore italiano. Non si fida del “saliscendi” della Borsa. Ma in questo caso è necessario a sfatare un tabù: sono azioni che sono i “sempreverdi” di Piazza Affari. Tra le quali quelle delle banche e delle aziende petrolifere.
Ecco le 10 azioni che dal 1996 hanno sempre guadagnato: Gruppo Unicredito Italiano, Banca Intesa, Saipem, Mediobanca, Eni, Italcementi Group, Ras, SanPaolo, Banca Popolare di Milano, Capitalia.

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