Perché ogni uomo di ragione non può non stringersi all’uomo Benedetto XVI

Di Tempi
21 Settembre 2006

Tanto per cominciare, ci scuserà il vicepresidente dell’Europarlamento Mario Mauro se riveliamo ciò che ha fatto, domenica scorsa, nel cuore di tenebra delle élite occidentali in ritirata davanti ai mestatori di professione che fanno uso politico della religione islamica e fomentano gli assassini di anziani inermi come suor Leonella. Durante un pranzo con un gruppo di amici ha buttato giù un telegramma: «Santità, in quest’ora confusa per i potenti della terra, ma così chiara per l’esperienza elementare dei poveri di spirito, vogliamo ringraziarLa per l’appassionata difesa della ragione e della libertà di tutti». All’aberrante aggressione contro la libertà, «ch’è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta», diceva Dante, risponde con lo stringersi all’uomo Bendetto XVI non soltanto l’uomo di cristianità, ma qualsiasi uomo o donna che non abbia perduto l’uso della ragione e non accetti l’autocastrazione del pensiero e il taglio della lingua che presunti detentori di un presunto verbo divino vorrebbero imporre. Rispondono stringendosi al Papa e a tutti gli uomini liberi l’ateo cristiano Giuliano Ferrara, il musulmano umanista Magdi Allam, l’agnostico liberale Ernesto Galli Della Loggia, il leale illuminista Adriano Sofri. Chi invece prende le distanze e si allinea al New York Times, fino a ieri la Bibbia del giornalismo liberal, oggi avvocato coranico di Al Jazeera, si prende la storica responsabilità di risospingere il mondo libero nelle braccia dell’oscurantismo e le donne e gli uomini dell’islam in quelle dei fanatici di professione. Dei quali fanatici – se è vero, come sembra vero, che siamo arrivati al punto che neanche un Papa può avere «la passione di discutere e di convincere» (così Henry Tinq sul Monde) – ci meritiamo il disprezzo, oltre che, come si vede, il jihad.

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