Email dalla Cina.
Sono stato in Cina con Prodi e gli altri sette ministri. Ero uno dello sbarco dei mille (imprenditori) poiché ho lavorato all’allestimento di una mostra voluta dall’Ice nel padiglione italiano. Dall’Italia arrivavano voci secondo cui la stampa ha dato grande risalto alla spedizione, ma da qui – ve lo assicuro io, che c’ero – vi posso dire che i cinesi erano incuranti dell’evento. L’Italia alla fiera per la piccola e media impresa si è presentata non tanto con le aziende, ma con dodici Regioni inquadrate in uno squallido, seppur grande, padiglione in alluminio. Cosa c’entrano le Regioni? E che possibilità c’è di competere, se si riempie la fiera di funzionari interessati, più che altro, al programma gastronomico? E perché, tolta la Lombardia, presente con quattro pezzi d’argenteria, solo Regioni rosse? L’imbarazzo è stato grande quando mi sono inoltrato tra gli stand. A un paese che corre sull’onda del progresso come la Cina, in cerca di servizi e tecnologia, offriamo qualche caciotta, pomodori, vino, spaghetti. Addirittura qualche bicicletta a quei cinesi che, nel frattempo, hanno smesso di usarle da almeno cinque anni. Qui è tutta un’operazione di immagine a uso interno, un giro di walzer tra grandi imprenditori e governatori rossi, un po’ come quelle cose che si fanno d’estate a Cortina, solo che un po’ più lontano. Chi non dovesse credermi, si fidi almeno delle parole del nostro presidente di Confindustria che, mentre tagliava un nastro davanti a una fiammante F340, s’è girato verso i più prossimi astanti e ha detto: «Ora vedrete tutto quello che non va fatto: Regioni, carretti e un gran spreco di soldi».
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