«Non rinunceremo al jihad»

Di Eid Camille
21 Settembre 2006

Stupore e indignazione nel mondo islamico hanno suscitato le parole di Benedetto XVI che, all’università di Ratisbona, ha condannato il concetto di jihad offensivo e denunciato come la violenza sia «in contrasto con la natura di Dio» e la «diffusione della fede mediante la violenza» cosa irragionevole. L’islam, ha detto il coro delle proteste, predica la pace e il Papa deve quindi presentare le sue scuse per averlo tacciato di violenza. Ma basta leggere sui siti web in lingua araba i vari commenti degli internauti per sapere se la pensano allo stesso modo anche i singoli musulmani. Il sudanese Charfi Ibrahim ricorda che «il jihad è un pilastro del’islam», mentre il palestinese Abu Osaid afferma che «le critiche degli infedeli aumenteranno il nostro attaccamento alla nostra religione», poi dà il lieto annuncio che «esse costituiranno il ponte sul quale passeremo per invaderli e diffondere l’islam nei loro territori». Il saudita Walid chiede agli occidentali di «lasciare l’islam e il suo profeta in pace. (.) Volete forse un altro Bin Laden? Sappiate che il jihad che vi fa paura è scolpito nell’animo di ogni musulmano e ne rappresenta l’arma più potente e moderna. Come potremmo rinunciarvi?». Un altro palestinese, Chadi, afferma che «presto conquisteremo Roma». Dalla Libia Abdussalam chiama a raccolta i musulmani di tutto il mondo per manifestare contro «il papà dei crociati». «Abbiamo ora la prova – dice – che si tratta di una crociata contro l’islam. Basta con le false interpretazioni dei nostri intellettuali venduti». «Vogliono una nuova crociata? E così sia!», esclama l’egiziano Mohammed Abdul-Rahim prima di invitare i musulmani a tenersi pronti se non intendono «portare la croce al collo». Un lungo e faticoso lavoro di educazione attende sicuramente le autorità islamiche.

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