La Repubblica turca.

Di Tempi
28 Settembre 2006
I coscritti di Scalfari confondono il logos di Ratzinger col narghilé degli umberti

Nonostante le fatiche di Adriano Sofri in difesa di Benedetto XVI, prima hanno letto il Papa di Ratisbona dal buco della serratura del dhimmi Ottomano. Poi hanno martellato la tesi da Sublime Porta della “prima volta” delle “scuse” di un Papa. E volevate che, tanto per restare in tema di fede e ragione, non mettessero in campo i campioni della laicità alla nutella? E così, puntuali come una Ong svizzera dell’assistenza al suicidio, Umberto Veronesi e Umberto Galimberti hanno regalato a Repubblica del 21 settembre sei belle colonne. Dove non c’è una riga che non sbrachi nell’irrazionalismo più affettato. Dice ad esempio Veronesi: «Siamo certi e sicuri che Darwin abbia dato un’interpretazione giusta della successione degli eventi a cominciare dalla prima forma di vita apparsa sulla Terra». Però. C’è un tale che è certo e sicuro che dalla prima forma di vita all’ultimo moscerino della Papuasia tutto funziona come dice Charles Darwin. E questo sarebbe uno scienziato. Ce n’è un altro, il quale considera i miliardi di anni e di uomini che lo hanno preceduto come una massa di cretini. Sentite Galimberti: «Ma se io ho bisogno di Dio per spiegare il mondo, qualcuno mi deve spiegare, allora, chi ha creato Dio». Però. Se Dio non è un bisognino del Galimba, che cavolo di questione hanno sollevato nel corso di milioni di anni i miliardi di omuncoli – chessò, da Aristotele a Einstein – che hanno preceduto l’Umberto G.? Insomma, a confronto del Papa del logos, questi di Repubblica cosa sono, i poroppopò del narghilé?

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