E’ il leader ideale dei democrat d’Italia, se solo lo capissero anche loro

Di Scalpelli Sergio
05 Ottobre 2006

Walter Veltroni è il politico più moderno che ci sia in Italia. I detrattori del sindaco di Roma usano argomenti stantii, il più diffuso tra i quali è che Veltroni sarebbe un politico “leggero”, senza fondamenti culturali solidi, inventore di accostamenti arditi come Bob Kennedy ed Enrico Berlinguer, che gli sarebbero serviti per cavalcare poderose campagne di immagine volte a creare uno dei più evidenti fenomeni di personalizzazione della leadership che si siano visti. Basterebbe, per smontare la superficialità di tali considerazioni, ricordare che si tratta, grosso modo, degli stessi stereotipi usati per descrivere Clinton e Blair agli inizi dei rispettivi mandati.
Ora Veltroni è il leader naturale del centrosinistra dopo Prodi. Ma a differenza di questi gioca una grande parte delle proprie carte sul progetto del partito democratico. Veltroni da tempo sente di essere collocato oltre l’esperienza storica del proprio partito, i Ds, ma a differenza di Prodi non ha alcuna intenzione di essere un leader senza partito. La questione è, dunque: Veltroni è il miglior candidato possibile per il centrosinistra, ma solo se la parte riformista, decidendo di uscire da un decennio di ricerche botanico-floreali, si unisse in una formazione liberaldemocratica, postsocialista, non laicista, occidentale. Se, come sembra, nulla di tutto ciò dovesse accadere, io credo che Veltroni, lasciato il Campidoglio, prenderebbe strade lontane dalla politica militante.

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