L’importante è che credano

Di Berlicche
05 Ottobre 2006

Mio caro Malacoda, sei un genio. Quaggiù non si fa che parlare bene di te e della tua arte manipolatoria del linguaggio. Quello che particolarmente piace al Padre Nostro è l’uso che sai fare degli aggettivi. Credo che abbia idea di convocarti per un corso di aggiornamento per aspiranti curatori d’anime. Ma di questo parleremo un’altra volta. Ti scrivo oggi, oltre che per complimentarmi, per dirti di insistere sulla questione della percezione. Grande successo aveva ottenuto in Italia la tua campagna sull’inflazione “percepita”, successo ribadito con la diffusione della sindrome della povertà percepita e le sue meritorie conseguenze politiche ed elettorali. Capiscimi bene, non che quaggiù interessi che vinca la destra o piuttosto la sinistra, la storia dimostra che sappiamo usare bene di entrambe, l’importante è che si affermi una sovranità sempre più incontrastata della menzogna. Un’opinione diffusa e dominante che renda inutile l’affanno di chi si ostina a presentare la realtà nei suoi dati e nei suoi numeri. fatica sprecata, ciò che conta è “cosa percepisce la gente”. E per noi la soddisfazione è doppia quando vediamo che questo criterio – “ciò che percepisce la gente” – viene giustificato e assolutizzato: «Sì, è vero, la disoccupazione è diminuita, dire che la quarta settimana nelle famiglie mancano i soldi per il latte è esagerato. però la gente avverte un senso di precarietà, e con questo si deve fare i conti». Un capolavoro, distaccare la percezione della realtà da qualsiasi rapporto con i sensi per confinarla nel regno delle sensazioni è un vero capolavoro. Rendere schiavo un uomo (e una donna, scusa) delle sue emozioni è opera meritoria, convincerlo che le sue emozioni sono tutto ti ha fatto guadagnare la stima perenne del Padre Nostro che è quaggiù.
Il colpo ti è riuscito anche con la ricchezza. Non mi so ancora spiegare perché queste tue iniziative abbiano successo soprattutto in Italia. Riflettici e un giorno ne parleremo. Per intanto godiamoci quest’ondata di odio montante per i ricchi che ricchi non sono. Devi solo stare attento alla tua vanagloria e alla tua solita voglia di strafare. Uno slogan come «Anche i ricchi piangano» può rischiare di rovinare tutto. Meglio continuare a battere il tasto della giustizia sociale, dell’equità («Anche i ricchi paghino le tasse») usando gli argomenti e le citazioni del Nemico. Noi sappiamo benissimo che il Nemico non ha condannato i ricchi in sé, ma i ricchi che presumono di sé in virtù della propria ricchezza; ma quel che conta, anche qui, non è l’insegnamento del Nemico, il Vangelo del nemico, bensì il Vangelo percepito. E il Vangelo, ci spiegano solerti funzionari del Nemico, dice: povertà. Due millenni di lavoro – in nome di quello stesso Vangelo – per il riscatto dalla miseria e dall’indigenza, per questi preti non contano niente. Buon per noi. Tartassare un uomo (e una donna, scusa) che lavora per migliorare la condizione di vita dei suoi figli gli farà passare anche la voglia di lavorare e alla fine il «vivrai del frutto del lavoro delle tue mani» invece che l’indicazione di una via per il raggiungimento della felicità sarà solo una condanna, e l’inoperosità (il padre suo opera sempre, il Padre Nostro se ne guarda bene) sarà il sigillo della nostra vittoria. Ricordati, chi non lavora non fa l’amore. E l’amore è pericolosissimo.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.