Meglio soli?

Di Bottarelli Mauro
12 Ottobre 2006
Il governo piazza la manovra fuffa e viene scaricato da tutti. È emergenza, ma alle larghe intese i poli dicono no

Fumo e specchi. Questo l’eloquente titolo scelto dall’ultima edizione dell’autorevole Economist (almeno così era definito quando bastonava Berlusconi) per definire la legge finanziaria e la politica economica del governo Prodi. «Chi sperava che il governo di centrosinistra volesse chiudere l’epoca delle tecniche da gioco delle tre carte resterà stupefatto dalla sua prima legge finanziaria». Ma per una bocciatura che arriva dalla City, anche in casa le critiche non mancano, anzi, piovono. Da entrambi gli schieramenti e non solo. Nonostante questo, però, nessuno all’interno del campo più riformista degli opposti poli sembra pronto a un’ipotesi di Grosse Koalition in nome del bene del paese.
Per Antonio Polito, senatore della Margherita, questa Finanziaria «non ha affatto scontentato tutti: i sindacati, ad esempio, sono soddisfatti e questa è stata una precisa scelta politica. La Finanziaria ha puntato sull’obiettivo di ridurre il deficit pubblico, ma questo è stato fatto non con una riduzione delle cause strutturali della spesa pubblica, una decisione frutto della volontà di rinviare questa discussione alla riforma delle pensioni. Abbiamo assistito a microinterventi dello Stato ai fini di una ridistribuzione del reddito che contemplano una visione troppo centralista del governo dell’economia. Tra l’obiettivo dello sviluppo e quello della ridistribuzione sociale è stato privilegiato il secondo in netta contraddizione con il discorso di insediamento di Prodi alle due Camere e con lo stesso programma dell’Unione». Che fare, quindi? Unire le anime più responsabili di Unione e Cdl e tagliar fuori le ali estreme? «Ci troviamo di fronte a interessi costituiti dei ceti del lavoro dipendente che sono favorevoli a una manovra basata sull’Irpef. In quanto alla grande coalizione non sono convinto che possa fare di meglio, poiché anche nelle forze maggiori dei poli è forte il peso di interdizione di questi interessi costituiti. La scuola e la pubblica amministrazione sono molto rappresentate anche da An e Udc e il freno alla riforma della spesa pubblica negli anni del centrodestra è stato ancora più forte (2,5 punti di Pil in meno di cinque anni): non è quindi questa la risposta».

Sacconi (FI): dove sono i riformisti?
Parere opposto per l’ex sottosegretario al Welfare e attuale senatore di Forza Italia, Maurizio Sacconi, secondo il quale «questa Finanziaria riflette perfettamente la maggioranza, non è affatto condizionata dalle ali estreme ma rispetta i vari pesi che ci sono all’interno della coalizione. Insomma, a parte frazioni riformiste marginali, loro la pensano proprio così. Nell’immediato occorre cambiare questa legge, togliere le distorsioni evidenti come la vicenda del Tfr (anche se riportarlo nelle aziende significa dover trovare altrove i soldi per le spese infrastrutturali, poiché gli investimenti sono fittiziamente coperti dal Tfr, cioé dal debito) e il ripristino delle aliquote contributive per apprendisti, lavoratori subordinati, parasubordinati e autonomi. Due importanti e imprescindibili modifiche per le quali ogni convergenza è benvenuta. Resto invece scettico per ipotesi di convergenze più ampie poiché, ripeto, otto decimi dell’Unione sono coerenti con quella Finanziaria. Per il resto, qualche leggero belato». Grosse Koalition? Auf Wiedersehen.

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