In Bangladesh chi difende Israele finisce sul patibolo

Di Reibman Yasha
12 Ottobre 2006

Un giornalista musulmano in Bangladesh, Salah Uddin Choudhury, rischia la condanna a morte per aver scritto articoli favorevoli a Israele. Redattore di un giornale in lingua inglese stampato a Dakha, il giornalista si è espresso contro l’estremismo islamico e in favore della democrazia israeliana, esortando il governo del Bangladesh a riconoscere lo Stato di Israele. Dopo questi articoli Choudhury è stato arrestato senza formulazione di accuse precise. Nel 2003 era già stato arrestato, all’aeroporto di Dakha, prima di prendere un volo per Israele dove avrebbe parlato della promozione delle relazioni tra ebrei e musulmani.
La notizia può essere messa da parte da chi pensa che il conflitto “israelo-palestinese” sia “la madre di tutti i conflitti”, il nodo gordiano della pace in Medio Oriente. Ma il caso Choudhury potrebbe invece diventare un grimaldello per chi volesse porre al centro i diritti, innanzitutto dei cittadini dei paesi musulmani, a vivere in libertà e democrazia, per chi veda nella guerra contro Israele il tentativo fondamentalista di eliminare il germe democratico delle libertà, in primis della libertà di religione. Una guerra che sta avvenendo anche lontano da Gaza (dove Hamas e Fatah si scontrano senza sosta e la proposta avanzata dal Qatar per la formazione di un governo di unità palestinese – sulla base di un accordo con Israele e la rinuncia alla violenza – è stata puntualmente respinta). L’Unione Europea può decidere se pretendere la vita e la libertà di Choudhury.

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