Il Papa? E’ dalla parte di noi donne
Per il presente, non ha senso parlare di un conflitto tra cristianesimo e islam: esistono molte situazioni conflittuali in cui c’entra anche la religione, a livello locale, mentre una situazione di conflitto o confronto sul piano religioso, a livello globale, non c’è. Ma ecco che la sua possibilità a Ratisbona è stata evocata, ed è questo il punto, è questo che è capitato, che la possibilità di un confronto religioso, in primo luogo teologico, tra cristianesimo e islam è stata evocata. Evocata, e in una certa misura abbozzata, con un intento duplice, sempre secondo la mia lettura: da una parte, spostare i contrasti su un piano più alto e degno, quello della teologia, dall’altra, chiamare i paesi di tradizione cristiana a farsi forti della loro eredità. Si potrebbe anche riassumerlo in un unico intento, che è di restituire protagonismo alla dimensione religiosa nella nostra civiltà attivandola non a livello settario ma a livello di ricerca razionale. (.) Chi vuole capire Ratisbona dal punto di vista sia politico sia dottrinale, deve tener conto che il papa ha interpellato l’islam avendo presente la nostra società, la cui posizione lui stesso considera intrinsecamente povera e debole. La parte maggiore della lezione è dedicata a fare la storia di questa debolezza, cominciata all’interno del pensiero cristiano con un processo che prende il nome di deellenizzazione del cristianesimo, vale a dire con l’espulsione dell’idea greca del logos (parola e ragione) dal pensiero cristiano: la nozione moderna di ragione che si è ristretta entro limiti che lasciano fuori gli interrogativi essenziali dell’uomo e lo stesso nome di Dio, si è resa inadeguata ad un vero dialogo con l’umanità intera. È questa la tesi conclusiva, della lezione, con la quale io consento, fatta salva la differenza di percorso. Detto in breve, la lotta per la libertà femminile, unita alla lettura di alcune filosofe, ultima in ordine di tempo Iris Murdoch, mi ha portato a vedere la pochezza di una razionalità che sta ai rapporti di forza e si attiene alla sola verifica empirica, che non si sbilancia per il vero e per il buono, e che in pratica offre, come uniche alternative ad un lavoro critico senza fine, la scelta puramente individuale o la fede settaria.
Luisa Muraro
da www.diotimafilosofe.it
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