Il giogo sublime della prudenza

Di Berlicche
12 Ottobre 2006

Mio caro Malacoda, le cose vanno così male che mi sembra superfluo darti consigli. Di questi tempi corriamo un solo pericolo: l’euforia. Il vero motivo della nostra soddisfazione non è che le cose vadano male, vanno così da millenni, ma che nessuno se ne accorga. E se qualcuno, rara avis, ne prende coscienza, trova immediatamente chi, da posizioni autorevoli, gli spiega che è giusto così, che la marcia inesorabile della storia avanza ed è insensato opporsi. Chi, quindi, immediatamente spegne ogni volontà di “reazione”. La parola non viene usata a caso. Il peso morale negativo attribuito all’aggettivo “reazionario” è stato un nostro indubbio successo negli ultimi secoli, soprattutto in Europa. Le “forze della reazione” sono ormai così screditate che non hanno più la forza di reagire. E chi ci prova lo fa a suo rischio e pericolo.
Vuoi un esempio? Il trattamento che hai riservato a quel professore francese è stato da manuale. Robert Redeker, ma chi si crede di essere costui? Si accontenti della sua cattedra di filosofia in un liceo della provincia francese (dici che insegna a Tolosa, che non è proprio un paesello? Si vede che sei giovane, in Francia c’è una sola città, Parigi, il resto è provincia). Dicevo, quel Redeker, come osa ergersi a difensore del Papa? Per di più attaccando l’islam? Lui poi, con quel suo curriculum tutto di sinistra. Va bene battersi per la libertà di pensiero e di espressione, ma è necessario arrivare fino a questo punto? Questo è un problema che periodicamente ci si ripropone, qualcuno che prende sul serio i nostri slogan e ha il coraggio di tirarne le estreme conseguenze. Devi ricordarti che la coerenza è un valore (soprattutto se moralisticamente intesa), ma solo fino a un certo punto. Oltrepassato il quale la coerenza diventa un serio problema. Uno che creda veramente nella libertà di espressione alla fine parla liberamente, dice quel che pensa, ma soprattutto pensa. Non possiamo permettercelo.
Devo riconoscere che è stato provvidenziale, riguardo al caso Redeker, l’intervento del ministro francese dell’Educazione nazionale. Sì, so che il termine “provvidenziale” non ti piace, ma non riesco a trovarne uno più adatto. Tutti si aspettavano una dichiarazione d’orgoglio, di quelle con voce stentorea e a petto in fuori, alta retorica: «La libertà di pensiero è un valore sacro, nella storia della nostra Repubblica (dal tono si sarebbe capito che la parola esigeva la maiuscola) c’è gente che è morta per difenderla. eccetera». E invece cosa ti va a dichiarare monsieur le ministre? «Invito il professor Redeker alla prudenza». Sublime! Abbiamo educato generazioni nella convinzione che onore ed onere degli intellettuali fosse la libertà nella ricerca della verità e riusciamo oggi, sempre nella patria dell’illuminismo, a far sostenere che il loro ideale è invece la prudenza. È l’ennesima conferma che la nostra strategia funziona: nell’ideologia (di qualunque colore essa si ammanti) l’ultima conseguenza deve sempre scordare le premesse. Tu vedi di non scordartelo.
Alla settimana prossima, tuo affezionatissimo zio Berlicche

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